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Il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) nel suo Rapporto sulle fonti rinnovabili in Italia, oltre a monitorare il percorso del nostro Paese e il contributo delle Regioni verso gli obiettivi al 2020, mette in evidenza anche il buon posizionamento dell’Italia nel contesto dell’UE. Il gap rimanente, tuttavia, sarà più arduo da colmare e presuppone adeguate misure e politiche di sostegno.

Il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) ha messo online uno Studio dal titolo: “Fonti Rinnovabili in Italia e in Europa, verso gli obiettivi al 2020” che illustra i principali risultati conseguiti dall’Italia sino al 2016 in termini di diffusione FER nei diversi settori, corredati da approfondimenti sui consumi di energia da FER nelle Regioni (Burden sharing) e da opportuni confronti con i trend registrati dagli altri Paesi europei.

La Direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, recepita con il Decreto Legislativo n. 28 del 3 marzo 2011, assegna all’Italia due obiettivi nazionali vincolanti in termini di quota dei consumi finali lordi di energia coperta da fonti rinnovabili (FER) al 2020:
raggiungere, entro il 2020, una quota dei consumi finali lordi (CFL) complessivi di energia coperta da fonti rinnovabili almeno pari al 17% (obiettivo complessivo);
raggiungere, entro il 2020, una quota dei consumi finali lordi (CFL) di energia nel settore dei trasporti coperta da fonti rinnovabili almeno pari al 10% (obiettivo settoriale trasporti).

Una traiettoria annuale del percorso di raggiungimento dei due obiettivi tra gli anni 2010 e 2020, estesa anche ai settori elettrico e termico, è stata individuata nel Piano d’Azione Nazionale per le energie rinnovabili (PAN), trasmesso alla Commissione europea nel 2010.

Gli obiettivi non vincolanti al 2020 prevede per l’Italia un valore di energia da rinnovabili utilizzata nel settore elettrico pari al 26,4% del totale e nel settore termico pari al17, 1% del totale.

Il Decreto 15 marzo 2012 del Ministero dello Sviluppo economico (il cosiddetto Decreto “Burden sharing”) individua gli obiettivi che ciascuna Regione e Provincia autonoma deve conseguire entro il 2020, ai fini del raggiungimento dell’obiettivo nazionale, in termini di quota dei consumi finali lordi di energia coperta da fonti rinnovabili.

Rispetto all’obiettivo nazionale, per il calcolo degli obiettivi regionali il GSE non considera i consumi di biocarburanti per i trasporti, essendo questi ultimi, in genere, regolati e pianificati a livello centrale, né le importazioni di energia rinnovabile da Stati membri e da Paesi terzi.

L’obiettivo regionale monitorato è costituito dal rapporto tra consumi finali lordi di energia da fonti rinnovabili (al netto dei biocarburanti) e consumi finali lordi complessivi di energia.

Dal confronto tra il dato di consumo di FER nelle Regioni italiane rilevato nel 2016 e la traiettoria prevista dal Decreto, emerge che quasi tutte le Regioni hanno superato il valore previsto al 2016 in termini di uso complessivo di FER. Un certo numero di Regioni nel 2016 hanno superato anche il valore previsto al 2020 o si sono attestate su valori appena inferiori.

L’installazione e l’utilizzo di impianti a fonti rinnovabili variano notevolmente sul territorio italiano sulla base di numerose condizioni esogene. Ad esempio, i grandi impianti idroelettrici sono stati sviluppati in situazioni peculiari, per la realizzazione degli impianti eolici hanno particolare rilievo la ventosità, l’orografia e l’accessibilità dei siti, l’utilizzo di impianti a biogas aumenta laddove vi è maggiore disponibilità della fonte energetica, ecc.

Il GSE evidenzia che il 76% dell’energia elettrica prodotta da fonte idrica sia concentrata in sole 6 Regioni del Nord Italia. Al contrario, si concentra in 6 Regioni del Sud Italia il 90% dell’energia elettrica prodotta da fonte eolica.

Gli impianti geotermoelettrici si sviluppano esclusivamente in Toscana, dove vi sono determinate caratteristiche del calore endogeno utilizzabili per la produzione di energia elettrica.

Anche la generazione elettrica e gli impieghi di fonti rinnovabili per riscaldamento variano notevolmente tra le Regioni, per ragioni demografiche, climatiche e territoriali.

Gli impieghi di bioenergie si distribuiscono principalmente nel Nord per effetto combinato di una maggior rigidità climatica, ampia disponibilità di risorsa e concentrazione della popolazione.

Nel caso della geotermia, gli impieghi si concentrano in Toscana, Veneto e Campania, dove la risorsa è abbondante per lo sfruttamento a fini termici.

Il contributo delle regioni settentrionali ai consumi di energia solare e da pompe di calore per riscaldamento è maggioritario per effetto principalmente della maggiore concentrazione della popolazione e dei consumi termici.

Analizzando il peso delle singole Regioni nel 2016 in termini di quota FER sul totale FER nazionale. Il GSE osserva che la Lombardia fornisce il contributo maggiore, seguita da Veneto, Piemonte, Emilia Romagna e Toscana.

Per quanto riguarda, invece, la quota % dei consumi finali lordi di energia coperta da fonti rinnovabili nelle singole Regioni, i dati attualmente disponibili consentono di calcolarla fino al 2015.

Nel 2015 la Regione italiana con la quota maggiore di consumi finali lordi di energia coperta da FER è la Valle D’Aosta (80,2%), seguita dalle Province autonome di Bolzano e Trento (rispettivamente 63,8% e 43,2%). Tra le Regioni del sud, la Calabria raggiunge nel 2015 una quota del 37,6% di energia da FER, seguita da Molise e Basilicata.

Rispetto a una media dell’UE-28 del 17,04%, il nostro Paese ha una quota complessiva di consumi energetici da rinnovabili pari al 17,41%. Nel settore elettrico tale quota ammonta al 34,01%, quasi 5 punti percentuali in più rispetto al 29,60% della media europea, mentre negli altri settori i risultati conseguiti sono allineati con la UE: 18,88% nel settore termico e 7,24% nel settore dei trasporti rispetto ai valori medi europei del 19,06% e del 7,13%.

Tabella sui consumi da FER in UE

Fonte: GSE ““Fonti Rinnovabili in Italia e in Europa, verso gli obiettivi al 2020” (2018)

Se si guarda all’evoluzione registrata nel periodo 2005-2016, il GSE sottolinea che la Germania è, in termini assoluti, il Paese che ha aumentato di più i consumi da fonti rinnovabili, incrementandoli di 18,1 Mtep.

L’Italia, che con un incremento di 10,4 Mtep è al 2° posto della classifica a pari merito con la Gran Bretagna, ha raddoppiato in undici anni i propri consumi di energia “green” portandoli dai 10,7 Mtep del 2005 ai 21,1 Mtep del 2016. Ciò significa, in termini percentuali, che su un consumo complessivo europeo di 195 Mtep di energia da fonti rinnovabili, l’Italia rappresenta circa l’11%: una percentuale che pone il nostro Paese al 3° posto nella classifica dei consumi da FER dopo Germania e Francia e prima del Regno Unito.

Se si guarda, invece, ai consumi complessivi di energia (anche da fonte fossile), il nostro Paese risulta al 4° posto coprendo il 10,6% del totale europeo.

Anche se l’obiettivo al 2020 può sembrare a portata di mano, in realtà colmare il gap che rimane è più arduo, specie se non c’è un supporto di misure politiche adeguate. Un contributo significativo potrebbe arrivare con il Decreto sul biometano, dopo il via libera nei giorni scorsi della Commissione UE  al regime italiano di sostegno.

 

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