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Coldiretti ha fatto le prime stime sugli effetti economici del prolungarsi dell’ondata di gelo siberiano che ha investito in questi giorni il nostro Paese e sottolinea come ai danni diretti per le coltivazioni distrutte debbono sommarsi quelli indiretti provocati dal blocco della circolazione che ha ostacolato le consegne. Da verificare nei prossimi mesi i danni per le piante da frutto e gli ulivi per il gelo protrattosi per più giorni.

La Primavera meteorologica inizia (1° marzo) in modo bizzarro e le previsioni per la prima decade del mese di marzo prospettano altre giornate di gelo, con conseguenti ripercussioni sulle produzioni agricole.

Secondo Coldiretti, ammontano già ad oltre 300 milioni di euro i danni per il gelo siberiano che ha colpito da Nord a Sud le campagne italiano e che danneggiato soprattutto gli ortaggi invernali come cavoli, verze, cicorie e broccoli, mentre il tepore quasi primaverile delle scorse settimane ha provocato un risveglio vegetativo delle piante da frutto, dalle albicocche ai ciliegi, dalle pesche alle pere che in alcune zone sono già con le gemme gonfie, particolarmente sensibili al gelo.

Tra l’altro, in Liguria la Coldiretti ha chiesto lo stato di calamità per i danni alle coltivazioni orticole e ai vivai di piante e fiori, mentre in Emilia Romagna soffrono sotto il peso della neve i frutteti.

Intanto in Puglia gli agricoltori stanno correndo contro il tempo per raccogliere i cavolfiori salvandoli da gelo e neve e grande preoccupazione c’è per i mandorli in fiore e le varietà di ciliegie che fioriscono in anticipo, mentre in Campania sono stati pesantemente colpiti frutteti e serre dalle pesche alle albicocche, dalle susine alle ciliegie con una strage di verdure nei campi dai piselli alle fave, dalle patate ai meloni, oltre a lattughe, finocchi e fragole.

A soffrire anche la pesca con nubifragi, vento e neve che hanno paralizzato l’attività di molti pescherecci, soprattutto lungo l’adriatico, tanto che l’offerta delle produzioni nazionali sui mercati sarà presto praticamente dimezzata, mentre gli impianti per la crescita delle cozze sulle coste adriatiche sono colpiti da quasi dieci giorni da forti mareggiate che ne mettono a rischio la tenuta.

A far paura è il protrarsi del gelo sui campi. La sopportazione media delle piante al freddo va in via molto indicativa, da -3 °C a -5 °C per gli agrumi, da -10 °C a -12 °C per kiwi e l’ulivo, da -16 °C a -18 °C per la vite, da -18 °C a – 22 °C per ciliegio, albicocco e mandorlo, da -22 °C a -25 °C per pero e melo.

Una preoccupazione che riguarda i vigneti, ha continuato Coldiretti, se le temperature minime dovessero scendere per lungo tempo su valori estremamente bassi. I danni alle piante, che potranno però essere verificati definitivamente solo nei prossimi giorni, sono destinati a compromettere le produzioni nel tempo poiché occorrono anni prima che prima che si possa sostituire la pianta e che quella nuova inizi a produrre.

Con queste temperature si attendono anche morti ed aborti nelle stalle dove gli allevatori stanno mettendo i cappotti ai vitellini e hanno acceso le lampade termiche a luce rossa, mentre l’acqua negli abbeveratoi viene scaldata fino a una temperatura di 20 °C oppure lasciata sgocciolare per evitare il congelamento delle tubature e i rubinetti sono foderati in modo che il ghiaccio non blocchi le valvole di apertura. Inoltre il pasto degli animali è stato rinforzato per garantire una razione supplementare di energia e calorie.

Quello che si teme, ha evidenziato Coldiretti, è il ripetersi di uno scenario critico come quello del 1985 quando le gelate hanno compromesso il 90% degli ulivi toscani, ma danni superiori al 50% si verificarono in Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Molise e Basilicata con una strage di almeno 30 milioni di piante.

Negli uliveti sono state sospese le potature e protette le ferite, mentre per i vigneti ci si sta preparando ad accendere fuochi e torce anti gelo per creare uno scudo di aria tiepida che protegga le piante dall’assalto del ghiaccio, in modo da rimescolare l’aria ed evitare che il freddo ristagni al suolo.

In Liguria la maggior parte delle mimose per la festa delle donne l’8 marzo è stata già raccolta per sottrarla alla morsa del gelo, ma si teme per i fiori ancora rimasti sui rami.

 

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