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Secondo un nuovo Rapporto, pubblicato dalla Fondazione Europea per il Clima, nell’UE le emissioni nette zero possono essere raggiunte al 2050, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, solo se l’obiettivo di riduzione al 2030 fissato attualmente al 40% viene innalzato al 55-65%, con correlati aumenti dei target per rinnovabili ed efficienza energetica.

In questi giorni (9 ottobre) scade il termine per partecipare alla Consultazione avviata dalla Commissione UE sulla Strategia di lungo termine per la riduzione delle emissioni di gas serra nell’UE, con l’obiettivo di raccogliere punti di vista e opinioni sui percorsi tecnologici e socio-economici che dovrebbero essere esplorati, nonché informazioni dati e conoscenze, comprese opportunità e sfide rilevanti.

Tutti i firmatari dell’Accordo di Parigi dovranno comunicare al Segretariato della Convenzione quadro dell’ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) entro il 2020 le proprie Strategie, ma la Commissione UE è intenzionata ad anticiparla e presentarla già alla prossima COP24 (Katowice, 2-13 dicembre 2018) per “continuare a dimostrare la leadership climatica, per creare uno slancio positivo tra tutte le parti dell’Accordo di Parigi al fine di aumentare le ambizioni climatiche globali, come hanno scritto i 14 Paesi membri (tra cui l’Italia) che fanno parte del “Green Growth Group” (GGG) nella lettera inviata lo scorso giugno alla Commissione UE con cui la si invitava ad aumentare l’ambizione per la riduzione delle emissioni di gas serra.

Attualmente l’obiettivo dell’UE al 2050 è di una riduzione dell’80%, ma lo Studio Net-Zero by 2050: From Whether to How”, redatto da ClimACT, una società di consulenza in materia di clima ed energia, e commissionato dalla Fondazione Europea per il Clima (ECF), in collaborazione con un nutrito gruppo di organizzazioni dell’UE, dimostra che le emissioni potrebbero essere azzerate al 2050, traendone anche benefici economici, qualora gli Stati membri adottino quanto prima un approccio innovativo, intersettoriale e al di fuori del “business-as-usual”.

Per raggiungere il nostro obiettivo – ha dichiarato Laurence Tubiana, Ambasciatrice per il Clima della Francia e CEO di ECF, istituita all’inizio del 2008 come iniziativa filantropica per aiutare l’Europa a promuovere lo sviluppo di una società a basse emissioni di carbonio e a svolgere un ruolo di leadership internazionale ancora più forte per mitigare i cambiamenti climatici – abbiamo bisogno di un piano, abbiamo bisogno di conoscere i percorsi per zero emissioni, comprese le opportunità di crescita e di innovazione che comportano, dei compromessi che potrebbero essere necessari, e il design delle politiche di cui avremo bisogno per arrivarci“.

I risultati del Rapporto derivano da un modello di simulazione (CTI 2050 Roadmap Tool) sviluppato nell’ambito della Carbon Transparency Initiative (CTI) dalla Climate Works Foundation, adattato e migliorato per l’Europa. Più di 10 scenari sono stati modellati dalle organizzazioni che hanno supportato la sperimentazione del modello, mentre altri scenari sono stati elaborati dal team di progetto per esplorare le opportunità e i compromessi per azzerare le emissioni.

Di questi scenari, ne sono stati selezionati 3 percorsi per raggiungere le emissioni zero entro il 2050.
Sforzi condivisi”: viene mantenuto un livello analogo di impegno tra i settori e le leve, senza porre l’accento su alcuna opzione di mitigazione specifica;
– “Tecnologia“: viene enfatizzata l’efficienza e le opzioni tecnologiche innovative aumentando le loro ambizioni ai massimi livelli (ad esempio, efficienza energetica, elettrificazione, idrogeno, cattura e stoccaggio del carbonio e stoccaggio), in modo da portare la riduzione al 41% la domanda di energia nel 2050;
“Focus sulla domanda”: le leve sul lato della domanda vengono in questo scenario utilizzate per ridurre ulteriormente la domanda complessiva, ad esempio per i prodotti energetici o per la carne, con conseguente possibile riduzione delle leve tecnologiche possono essere ridotte rispetto allo scenario degli sforzi condivisi.

Ciò che distingue questi scenari dagli studi precedenti è il fatto che non si basano su calcoli di ottimizzazione dei costi ovvero i costi non sono il punto di partenza per la definizione di uno scenario – ha dichiarato Julien Pestiaux partner di ClimACT – Il nostro modello è flessibile per consentire l’esplorazione di diversi approcci alla decarbonizzazione, ad esempio concentrandosi maggiormente sulle soluzioni tecnologiche o più sulla riduzione della domanda. Non c’è un solo modo per decarbonizzare l’economia, ma diversi che mettono in evidenza l’interconnessione tra i diversi settori dell’economia”.

Se l’Europa vuole rimanere nella giusta traiettoria per conseguire il risultato di zero emissioni al 2050, avvertono gli autori, prioritariamente deve aumentare l’ambizione degli obiettivi al 2030, portando la riduzione dei gas ad effetto serra dall’attuale obiettivo del 40% al 55-65%, con correlati aumenti dei target per rinnovabili ed efficienza energetica.

Probabilmente la Commissione UE è soddisfatta dei risultati del Rapporto secondo cui anche la spesa sarebbe minore rispetto ad altri scenari, oltre ai vantaggi economici derivanti dalle minori spese sanitarie per l’inquinamento atmosferico e dal maggior numero di posti di lavoro.

Anche il recente Rapporto, presentato alle Nazioni Unite dalla Global Commission on the New Climate Economy, aveva evidenziato che abbandonare un’economia basata sui combustibili fossili e sullo spreco di risorse qual è il modello attuale, farebbe aumentare la crescita globale e l’occupazione.

La prospettiva offerta dal Rapporto ClimACT-ECF potrebbe costituire il grimaldello per convincere il Consiglio europeo ad innalzare l’obiettivo di riduzione delle emissioni al 2030, ma convincere Polonia e compagnia non sarà facile.

 

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