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Dal Rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente emerge che, anche grazie alla nuova Legge sugli ecoreati, mai si erano registrati così tanti crimini ambientali in Italia, ma anche che il fatturato dei 331 clan dell’ecomafia è cresciuto in un anno del 9,4% arrivando a 14,1 miliardi euro.

Mai nella storia del nostro Paese sono stati effettuati tanti arresti per crimini contro l’ambiente come nel 2017, mai tante inchieste sui traffici illeciti di rifiuti.

È quanto emerge dal Rapporto Ecomafia 2018. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia di Legambiente, presentato il 9 luglio 2018 a Roma presso la Camera dei Deputati, accompagnato da una nota del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella indirizzata al Presidente di Legambiente: ” Lo sfruttamento di beni comuni, lo squilibrio, l’inquinamento, le azioni fraudolente, il dissesto sono veri e propri delitti compiuti contro le generazioni di domani, e costituiscono, nell’oggi, una violenza che comprime i diritti della persona.

L’ambiente degradato e saccheggiato – denuncia il capo dello Stato – è, al tempo stesso, uno spazio vittima delle organizzazioni del crimine e brodo di cultura della loro espansione“.

Il domani eco-sostenibile con una affermazione piena della legalità – prosegue la nota – è una grande impresa civile, certamente alla nostra portata, che richiede un impegno culturale non minore dell’opera di prevenzione e di repressione dei reati, che le forze di polizia, la magistratura e tutte le istituzioni sono chiamate a compiere ogni giorno con dedizione. Il mio augurio è che il Rapporto Ecomafia contribuisca a far crescere energie positive e impegno, anzitutto nei giovani, la cui sensibilità per i temi dell’ambiente – e dunque del loro futuro – è molto sviluppata“.

Spiccano nel Rapporto Ecomafia 2018 le 538 ordinanze di custodia cautelare emesse per reati ambientali nel 2017 (139,5% in più rispetto al 2016). Un risultato importante sul fronte repressivo frutto sia di una più ampia applicazione della Legge 68, come emerge dai dati forniti dal Ministero della Giustizia (158 arresti, per i delitti di inquinamento ambientale, disastro e omessa bonifica, con ben 614 procedimenti penali avviati, contro i 265 dell’anno precedente), sia per il vero e proprio balzo in avanti dell’attività delle forze dell’ordine contro i trafficanti di rifiuti: 76 inchieste per traffico organizzato (erano 32 nel 2016), 177 arresti, 992 trafficanti denunciati e 4,4 milioni di tonnellate di rifiuti sequestrati (otto volte di più rispetto alle 556 mila tonnellate del 2016).

Il settore dei rifiuti è quello dove si concentra la percentuale più alta di illeciti, che sfiorano il 24%. Seguono i delitti contro gli animali e la fauna selvatica (22,8%), gli incendi boschivi (21,3%), il ciclo del cemento (12,7%). Se a ciò si aggiunge la recrudescenza di incendi divampati negli impianti di gestione e trattamento dei rifiuti di tutta Italia, appare evidente come il settore sia sempre di più il cuore pulsante delle strategie ecocriminali

A completare il quadro, un fatturato dell’ecomafia che sale a quota 14,1 miliardi (+9,4%), dovuta soprattutto alla lievitazione nel ciclo dei rifiuti, nelle filiere agroalimentari e nel racket animale.

La corruzione rimane, purtroppo, il nemico numero uno dell’ambiente e dei cittadini, che nello sfruttamento illegale delle risorse ambientali riesce a dare il peggio di sé. L’alto valore economico dei progetti in ballo e l’ampio margine di discrezionalità in capo ai singoli amministratori e pubblici funzionari che dovrebbero in teoria garantire il rispetto delle regole e la supremazia dell’interesse collettivo su quelli privati, crea l’humus ideale per le pratiche corruttive.

I numeri di questa nuova edizione del Rapporto Ecomafia  ha affermato il Presidente di Legambiente, Stefano Ciafani dimostrano i passi da gigante fatti grazie alla nuova normativa che ha introdotto gli ecoreati nel Codice penale, ma servono anche altri interventi, urgenti, per dare risposte concrete ai problemi del paese. La lotta agli eco criminali deve essere una delle priorità inderogabili del governo, del parlamento e di ogni istituzione pubblica, così come delle organizzazioni sociali, economiche e politiche, dove ognuno deve fare la sua parte, responsabilmente”.

Contiamo sul contributo del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa e sulla costruzione di maggioranze trasversali per approvare altre leggi ambientali di iniziativa parlamentare come avvenuto nella scorsa legislatura – ha proseguito Ciafani – Noi lavoreremo perché tutto questo avvenga nel più breve tempo possibile, continuando il nostro lavoro di lobbying per rendere ancora più efficace la tutela dell’ambiente, della salute dei cittadini e delle imprese sane e rispettose della legge”.

I dati raccolti sono il risultato dell’azione delle forze dell’ordine e delle autorità di controllo, che oggi si svolgono in un più efficace quadro normativo e con una rinnovata attività di controllo che vede per la prima volta fare sistema il lavoro dell’ISPRA e quello della rete nazionale delle ARPA/APPA (SNPA).

Legambiente non si limita a presentare il quadro dei crimini ambientali compiuti nel 2017, ma formula anche delle proposte, in parte già fatte in precedenza ma rimaste senza esito, di cui auspica l’adozione.

– Mettere in campo una grande operazione di formazione per tutti gli operatori del settore (magistrati, forze di polizia e Capitanerie di porto, ufficiali di polizia giudiziaria e tecnici delle ARPA/APPA, polizie municipali ecc.) sulla Legge 68 che deve essere conosciuta nel dettaglio per sfruttarne appieno le potenzialità.

– Sempre con riferimento alla Legge 68/2015 occorrerebbe rimuovere la clausola di invarianza dei costi per la spesa pubblica, così come in quella che ha istituito il Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente (SNPA).

Semplificare l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive, avocando la responsabilità delle procedure agli organi dello Stato, nella figura dei prefetti, esonerando da tale onere i responsabili degli uffici tecnici comunali e, in subordine, soggetti che ricoprono cariche elettive, ovvero i Sindaci.

Approvare il disegno di legge sui delitti contro fauna e flora protette, inserendo – all’interno dello stesso nuovo Titolo VI bis del Codice penale – un nuovo articolo che prevede sanzioni veramente efficaci (fino a sei anni di reclusione e multe fino a 150.000 euro) per tutti coloro che si macchiano di tali crimini.

– Scongiurare il rischio che con il nuovo istituto giuridico della non punibilità per particolare tenuità dell’offesa introdotto dal Dlgs 16 marzo 2015, n. 28 che soprattutto nel caso dei reati ambientali contravvenzionali vengano vanificati molti procedimenti aperti, con la richiesta che venga quanto meno esclusa l’applicabilità al caso dei reati ambientali.

– Garantire migliore protezione al nostro patrimonio storico‐culturale, rivedendo il quadro normativo che è ancora troppo generoso per i trafficanti per arrivare all’approvazione di un nuovo titolo “Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale”.

– Sul fronte agroalimentare, riprendere la proposta di disegno di legge del 2015 sulla tutela dei prodotti alimentari della Commissione ministeriale presieduta dall’ex procuratore Gian Carlo Caselli, che introduce una serie di nuovi reati che vanno dal “disastro sanitario” all’ “omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose” dal mercato.

Garantire l’accesso gratuito alla giustizia da parte delle Associazioni, come Legambiente, altrimenti rimane un lusso solo per chi se lo può permettere, e tra costoro non ci sono sicuramente le associazioni e i gruppi di cittadini.

– Richiesta al Parlamento di istituire al più presto le commissioni d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulla vicenda dell’uccisione della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin.

 

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