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Secondo una nuova relazione della Corte dei conti europea, è improbabile che i pagamenti destinati ad incoraggiare gli agricoltori ad adottare pratiche più rispettose dell’ambiente migliorino in misura significativa la performance attesa della politica agricola comune in materia di clima e ambiente.

Il percorso per la PAC post-2020, la più vecchia politica comune dell’UE (quella agricola) è iniziato e il dibattito si preannuncia piuttosto “caldo”, stante le prime prese di posizione dei Paesi membri per gli orientamenti della Commissione UE espressi con la Comunicazione “The future of food and farming” (link:  https://ec.europa.eu/agriculture/sites/agriculture/files/future-of-cap/future_of_food_and_farming_communication_en.pdf), adottata il 29 novembre 2017, per un approccio meno prescrittivo e una maggiore sussidiarietà a livello degli Stati membri, ma soprattutto per le maggiori ambizioni che il settore dovrebbe riflettere per quanto riguarda l’efficienza delle risorse, la protezione dell’ambiente e le azioni per il clima.

In questo contesto, la Relazione speciale della Corte dei Conti europea può costituire un utile strumento di riflessione e un contributo al dibattito su come la PAC possa contribuire a conseguire gli obiettivi ambientali e di decarbonizzazione dell’economia del 40% entro il 2030 dell’UE.

Con “L’inverdimento: un regime di sostegno al reddito non ancora efficace sul piano ambientale” (link: https://www.eca.europa.eu/Lists/ECADocuments/SR17_21/SR_GREENING_IT.pdf), pubblicata il 12 dicembre 2017, , la Corte ha rilevato che i nuovi pagamenti hanno reso il sistema più complesso, ma hanno determinato un cambiamento delle pratiche agricole solo per il 5 % della superficie agricola dell’UE.

L’ “inverdimento” (la denominazione ufficiale “pagamento a favore delle pratiche agricole benefiche per il clima e l’ambiente”) è un nuovo tipo di pagamento diretto introdotto dalla riforma PAC del 2013 con lo scopo di compensare gli agricoltori per l’impatto positivo che tali pratiche avrebbero prodotto sull’ambiente, un beneficio che non sarebbe stato altrimenti compensato dal mercato. Si tratta dell’unico pagamento diretto la cui principale finalità dichiarata è di carattere ambientale.
L’UE spende 12 miliardi di euro l’anno per questo nuovo pagamento verde, pari al 30 % di tutti i pagamenti diretti della PAC e a quasi all’8 % dell’intero bilancio dell’UE. Per gli agricoltori, questo si traduce in un importo medio di circa 80 euro per ettaro all’anno.
L’inverdimento rimane, fondamentalmente, un regime di sostegno al reddito – ha affermato Samo Jereb, il Membro della Corte responsabile della relazione – Così come è attualmente applicato, è improbabile che possa migliorare in maniera significativa la performance della PAC in materia di ambiente e di clima”.

 

La Corte ha esaminato se l’inverdimento (Greening) sia stato in grado di migliorare la performance della PAC sul piano ambientale e climatico in linea con gli obiettivi dell’UE. Sono state consultate le autorità di 5 Stati membri: Grecia, Spagna (Castiglia e León), Francia (Aquitania e Nord-Pas-de-Calais), Paesi Bassi e Polonia.

È emerso che la Commissione UE non aveva sviluppato una logica di intervento completa per i pagamenti verdi, né aveva definito obiettivi ambientali chiari e sufficientemente ambiziosi da conseguire grazie a tali pagamenti. Inoltre, la dotazione di bilancio assegnata all’inverdimento non è basata sul conseguimento degli obiettivi della politica in materia di ambiente e clima. In  base a quanto osservato, la Corte ritiene improbabile che l’inverdimento apporti benefici  significativi per l’ambiente e per il clima, principalmente perché una parte significativa delle pratiche sovvenzionate sarebbe stata attuata comunque, anche senza tale contributo. La Corte stima che i cambiamenti delle pratiche agricole indotti dall’inverdimento interessino soltanto il 5 % circa della superficie agricola dell’UE.

La Corte ha rilevato infine che è improbabile che i risultati della politica giustifichino la notevole complessità che l’inverdimento ha aggiunto alla PAC, dovuta in parte alla sovrapposizione tra gli obblighi introdotti dall’inverdimento e gli altri obblighi ambientali della PAC.

L’inverdimento rientra nell’ambito della gestione concorrente, in cui la Commissione UE detiene la responsabilità complessiva per l’esecuzione del bilancio dell’UE, ma delega i compiti di attuazione agli Stati membri.

A tal fine, la Corte raccomanda alla Commissione di definire, in occasione della prossima riforma della PAC, una logica di intervento completa riguardo al contributo della PAC agli obiettivi dell’UE in materia di ambiente e di clima. Nella proposta di riforma, la Commissione dovrebbe applicare i seguenti princìpi:
gli agricoltori dovrebbero percepire i pagamenti PAC soltanto se rispettano una serie di norme ambientali di base (le sanzioni applicate in caso di inosservanza dovrebbero costituire un deterrente sufficiente);
– i programmi agricoli volti a rispondere a necessità di carattere ambientale e climatico dovrebbero includere obiettivi di performance e finanziamenti che rispecchino i costi sostenuti e il mancato guadagno risultante da pratiche che vanno oltre gli standard ambientali di base;
– quando gli Stati membri hanno la possibilità di scegliere tra più opzioni per l’attuazione della PAC, dovrebbero dimostrare di aver scelto opzioni efficaci ed efficienti ai fini del conseguimento degli obiettivi della politica.

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