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Il nuovo Rapporto dell’ISPRA, fornendo nuovi e aggiornati dati sulla situazione del dissesto idrogeologico nel nostro Paese, offre un quadro più preoccupante rispetto alla precedente edizione.

L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha aggiornato la mappa nazionale del rischio idrogeologico in Italia, presentando presso la Camera dei Deputati il 24 luglio 2018 la II edizione del Rapporto “Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio”: nel 2017 era a rischio il 91% dei comuni italiani (88% nel 2015) ed oltre 3 milioni di nuclei familiari risiedono in queste aree ad alta vulnerabilità.

I dati forniti dal Rapporto sono un importante contributo alla conoscenza del territorio e dei fenomeni di dissesto idrogeologico, in termini di distribuzione e di pericolosità, rappresentando il punto di partenza per pianificare e programmare adeguate politiche di mitigazione del rischio nel Paese – ha dichiarato Raffaele Laporta, Presidente di ISPRA e del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) –Rappresentano un utile strumento per la programmazione degli interventi strutturali di difesa del suolo e per la pianificazione di protezione civile. Il precedente Rapporto (2015) ha fornito dati che sono risultati fondamentali per l’individuazione delle priorità di intervento, la ripartizione dei fondi tra le Regioni nell’ambito del Piano stralcio aree metropolitane e urbane contro le alluvioni e del Piano nazionale di mitigazione e contrasto al rischio idrogeologico. In ambito europeo gli indicatori sono stati selezionati per la valutazione dell’efficacia delle misure dei Fondi strutturali 2014-2020”.

Dal Rapporto emerge che è aumentata la superficie potenzialmente soggetta a frane (+2,9% rispetto al 2015) e quella potenzialmente allagabile nello scenario medio (+4%); tali incrementi sono legati a un miglioramento del quadro conoscitivo effettuato dalle Autorità di Bacino Distrettuali con studi di maggior dettaglio e mappatura di nuovi fenomeni franosi o di eventi alluvionali recenti.

Complessivamente, il 16,6% del territorio nazionale è mappato nelle classi a maggiore pericolosità per frane e alluvioni (50 mila km2 ). Quasi il 4% degli edifici italiani (oltre 550 mila) si trova in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata e più del 9% (oltre 1 milione) in zone alluvionabili nello scenario medio.

Sono oltre 7 milioni le persone che risiedono nei territori vulnerabili: oltre 1 milione vive in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata (PAI – Piani di Assetto Idrogeologico) e più di 6 in zone a pericolosità idraulica nello scenario medio (ovvero alluvionabili per eventi che si verificano in media ogni 100-200 anni).

I valori più elevati di popolazione a rischio si trovano in Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Lombardia, Veneto e Liguria. Le industrie e i servizi posizionati in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata sono quasi 83 mila, con oltre 217 mila addetti esposti a rischio. Il numero maggiore di edifici a rischio si trova in Campania, Toscana, Emilia-Romagna e Lazio. Al pericolo inondazione, sempre nello scenario medio, si trovano invece esposte ben 600 mila unità locali di impresa (12,4% del totale) con oltre 2 milioni di addetti ai lavori, in particolare nelle regioni Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia e Liguria dove il rischio è maggiore.

I dati dell’ISPRA individuano nelle aree franabili quasi 38 mila beni culturali, dei quali oltre 11 mila ubicati in zone a pericolosità da frana elevata e molto elevata, mentre sfiorano i 40 mila i monumenti a rischio inondazione nello scenario a scarsa probabilità di accadimento o relativo a eventi estremi; di questi più di 31 mila si trovano in zone potenzialmente allagabili anche nello scenario a media probabilità.

Per la salvaguardia dei Beni Culturali, è importante stimare il rischio anche per lo scenario meno probabile, tenuto conto che, in caso di evento, i danni prodotti al patrimonio culturale sarebbero inestimabili e irreversibili. I comuni a rischio idrogeologico: in nove Regioni (Valle D’Aosta, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Molise, Basilicata e Calabria) abbiamo il 100% dei comuni è a rischio. L’Abruzzo, il Lazio, il Piemonte, la Campania, la Sicilia e la Provincia di Trento hanno percentuali di comuni a rischio tra il 90% e il 100%.

L’ANBI (Associazione nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio) ha stimato in 2,5 miliardi di euro all’anno il costo del dissesto idrogeologico in Italia.

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