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Alla vigilia della Giornata Internazionale per la riduzione dei disastri (13 ottobre 2018), un nuovo Rapporto conferma il drammatico aumento delle perdite economiche dirette da disastri climatici che dominano il quadro, rappresentando il 91% di tutti i 7.255 eventi principali registrati tra il 1998 e il 2017.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato il 13 ottobre come data per celebrare la Giornata internazionale per la riduzione dei disastri (GIRD) per promuovere una cultura globale della riduzione dei disastri, compresa la prevenzione delle catastrofi, la mitigazione e la preparazione.

Il 2018 è il 3°anno della Sendai Seven Campaign, che utilizza la Giornata internazionale per attirare l’attenzione sui 7 obiettivi di Sendai, la città giapponese dove si è svolta nel 2015 la Conferenza mondiale sulla riduzione dei rischi di catastrofi che ha adottato un nuovo Piano d’azione per il periodo 2015-2030.

Proprio l’obiettivo 3. Ridurre la perdita economica diretta dovuta alle catastrofi è il focus della GIRD 2018. Peraltro, l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 11. Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili, ha come Target. 11 “Entro il 2020, aumentare notevolmente il numero di città e di insediamenti umani che adottino e attuino politiche e piani integrati verso l’inclusione, l’efficienza delle risorse, la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, la resilienza ai disastri, lo sviluppo e l’implementazione, in linea con il ‘Quadro di Sendai per la Riduzione del Rischio di Disastri 2015-203’, la gestione complessiva del rischio di catastrofe a tutti i livelli”.

Ogni anno i disastri costano all’economia globale circa 520 miliardi di dollari, facendo sfollare milioni di persone e spingendo molte di loro verso la povertà. Gli eventi meteorologici estremi alimentati dai cambiamenti climatici hanno fatto aumentare vertiginosamente le perdite economiche e fatto sfollare 18 milioni di individui nel solo 2017.

Secondo il nuovo Rapporto “Economic Losses, Poverty and Disasters 1998-2017” dell’United Nations Office for Disaster Risk Reduction (UNISDR) e del Centre for Research on the Epidemiology of Disasters (CRED), diffuso alla vigilia della GIRD 2018, gli ultimi 20 anni hanno visto un drammatico aumento del 151% delle perdite economiche dirette da disastri climatici che dominano il quadro, rappresentando il 91% di tutti i 7.255 eventi principali registrati tra il 1998 e il 2017, le inondazioni hanno inciso per il 43,4% e le tempeste per il 28,2%.

Numero e tipologia dei disastri nel periodo 1998-2017 (fonte: Economic Losses, Poverty and Disasters 1998-2017)

I Paesi colpiti da disastri hanno riportato perdite pari a 2.908 miliardi di dollari, dei quali 2.245 miliardi quelli correlati ad eventi climatici, pari al 77% del totale, mentre nel periodo 1978-1997 avevano rappresentato il 68%. Durante questo periodo, 1,3 milioni di persone hanno perso la vita e 4,4 miliardi di persone sono rimaste ferite, senza casa, sfollate o hanno avuto bisogno di assistenza in situazioni emergenziali. I terremoti catastrofici sono stati 563, inclusi gli tsunami correlati, e hanno rappresentato il 56% dei decessi totali per un totale di 747.234 vittime.

Le maggiori perdite economiche si sono registrate negli Stati Uniti (944,8 miliardi di dollari), Cina (492,2 miliardi), Giappone (376,3 miliardi), India (79,5 miliardi) e Porto Rico (71,7 miliardi), ma tra danni causati da tempeste, alluvioni e terremoti, anche Francia, Germania e Italia si inseriscono nella top ten dei Paesi più colpiti economicamente da disastri.

Terremoti e tsunami sono la causa principale delle morti , ma i cambiamenti climatici non cessano di far aumentare le perdite economiche causate dalle catastrofi – ha affermato il Prof. Débarati Guha-Sapir dell’Università Cattolica di Lovanio e Direttore del CRED, nonché principale autore del Rapporto – Il rapporto evidenzia il divario di protezione tra ricchi e poveri. Coloro che soffrono maggiormente dei cambiamenti climatici sono quelli che contribuiscono meno alle emissioni di gas serra. Le perdite economiche subite dai Paesi a basso e medio reddito hanno conseguenze drammatiche sul loro sviluppo futuro. Chiaramente c’è un ampio margine di miglioramento nella raccolta di dati sulle perdite economiche, ma sappiamo dall’analisi dei dati disponibili che le persone dei Paesi a basso reddito hanno sei volte più probabilità di perdere tutti i loro beni o subire danni fisici per effetto di disastri rispetto a coloro che vivono nei Paesi ad alto reddito“.

Per l’UNISDR, integrare la riduzione del rischio di catastrofi nelle decisioni di investimento è il modo più economico per limitare il pericolo e condizione preliminare per lo sviluppo sostenibile in un clima che cambia.

Nei giorni scorsi, l’Accademia reale svedese delle scienze ha assegnato il Premio Nobel per l’Economia 2018 a William Nordhaus, Professore all’Yale University per aver compreso gli impatti economici dei cambiamenti climatici e aver proposto l’uso di una carbon tax per contenere il riscaldamento globale.
Nordhaus ha deciso di lavorare su questo argomento negli anni ’70, in quanto gli scienziati erano diventati sempre più preoccupati per la combustione dei combustibili fossili, con  il risultato di un clima più caldo – si legge nella motivazione del Nobel – metà degli anni ’90, è diventato il primo a creare un modello di valutazione integrato , ovvero un modello quantitativo che descrive l’interazione globale tra economia e clima. Il suo modello integra teorie e risultati empirici di fisica, chimica ed economia. Il modello di Nordhaus è ora ampiamente diffuso e viene utilizzato per simulare il modo in cui l’economia e il clima si evolvono. È utilizzato per esaminare le conseguenze degli interventi sulla politica climatica, ad esempio le tasse sul carbonio”.

 

 

 

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