Caricamento...

Type to search

Condividi

Il Rapporto del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA) quest’anno si concentra sui diritti riproduttivi che vengono conculcati in molti Paesi, sia per scarsa assistenza sanitaria, come nei Paesi poveri, sia per barriere economiche e disoccupazione nei Paesi “ricchi”, con ripercussioni anche sulle dinamiche migratorie.

Quest’anno ricorre il 50° Anniversario della Conferenza internazionale sui diritti umani, allorché la pianificazione familiare fu affermata globalmente per la prima volta come un diritto umano.

La tutela della famiglia e dell’infanzia resta una delle preoccupazioni della comunità internazionale. I genitori hanno il diritto fondamentale di determinare liberamente e in maniera responsabile il numero dei figli e l’intervallo tra le nascite” (Proclama di Teheran, punto 16).

Nella sua formulazione, il testo contiene un’affermazione rivoluzionaria: donne e ragazze hanno il diritto di evitare il pericolo di precoci e numerose gravidanze, troppo ravvicinate tra loro.

Il Rapporto dell’UNFPA (Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione) “Stato della Popolazione nel Mondo 2018”, presentato il 17 ottobre 2018 in contemporanea in oltre 100 città del mondo, in accordo con tale ricorrenza, quest’anno ha per tema “Il potere della scelta. Diritti riproduttivi e transizione demografica”.

La dimensione della famiglia è strettamente legata ai diritti riproduttivi che, a loro volta, sono legati a molti altri diritti, inclusi quelli per un’adeguata salute, per l’istruzione e per lavori dignitosi. Dove le persone possono esercitare i loro diritti, si tende a prosperare. Laddove questi diritti vengono soffocati, le persone spesso non riescono ad esprimere le loro potenzialità, con conseguenti ostacoli per il progresso economico e sociale.

La possibilità di scegliere può cambiare il mondo – ha scritto nella prefazione il Direttore esecutivo dell’UNFPA, Natalia KanemPuò migliorare rapidamente il benessere di donne e ragazze, trasformare le famiglie e accelerare lo sviluppo globale“.

Ad esempio, quando una donna ha il potere e i mezzi per prevenire o ritardare una gravidanza, ha anche maggiore controllo sul suo stato di salute e decidere se cercare un lavoro o mantenere quello che ha trovato.

Il Rapporto ha rilevato che nessun Paese, indipendentemente dallo status socio-economico, può affermare che tutti i suoi cittadini godano di diritti riproduttivi in ogni momento. La maggior parte delle coppie non può avere il numero di figli che desidera perché non ha un sostegno economico e sociale per raggiungere la dimensione familiare desiderata o i mezzi per controllare le nascite. Inoltre, il bisogno insoddisfatto di una moderna contraccezione impedisce a centinaia di milioni di donne di scegliere di avere famiglie meno numerose.

In linea con gli Obiettivi di Sviluppo il Rapporto analizza le dinamiche demografiche e gli indici di fertilità di tutti i Paesi del mondo, raccomandando le azioni specifiche per politiche e programmi che aiuterebbero ciascun Paese ad aumentare le scelte riproduttive.

Il perseguimento dei diritti riproduttivi è ostacolato in alcune aree del mondo da sistemi sanitari che non forniscono servizi essenziali, come gli anticoncezionali; in altri Paesi dalle barriere economiche, tra cui disoccupazione, lavori di scarsa qualità, poco retribuiti e l’assenza di servizi per l’infanzia. Questo stato di cose ha forti ripercussioni sulle persone, sulle comunità e su interi paesi. Alla base di questi e di altri ostacoli c’è la persistente disuguaglianza di genere.

La via da seguire è la piena realizzazione dei diritti riproduttivi, per ogni individuo e coppia, indipendentemente da dove o come vivono o quanto guadagnano – ha sottolineato la Kanem – Questo include lo smantellamento di tutte le barriere, siano esse economiche, sociali o istituzionali che ostacolano la scelta libera e informata”.

La mancanza di strumenti di pianificazione familiare per le donne potrebbero avere incidenza sui flussi migratori, anche se un recente Rapporto del Centro Comune di Ricerca della Commissione UE (JRC), che ha analizzato i principali driver del fenomeno, non ha colto una diretta incidenza, attribuendo alla correlazione positiva alti tassi di fertilità e cattive condizioni economiche il fattore che ostacola la migrazione.

Tuttavia, nel corso di un seminario internazionale su “Migrazione e Dividendo Demografico: mobilità dell’Africa Sub-Sahariana”, svoltosi a Roma lo scorso 23 maggio e organizzato dal Ministero degli Affari esteri, si è evidenziato che in quella regione africana il 42% della popolazione ha un’età compresa tra i10 e i 24 anni, e con tassi di fertilità al 4,6% si prevede che al 2050 la sua popolazione raddoppierà, con effetti sulle dinamiche migratorie.
È come se, avendo in casa un rubinetto di acqua che non si chiude – ha affermato Mabingue Ngom, Direttore regionale dell’UNFPA per la Popolazione) per l’Africa occidentale e Centrale – continuassimo ad asciugare l’acqua intorno invece che aggiustarlo”.

Di seguito proponiamo la Scheda sullo “Stato della Popolazione nel Mondo 2018” predisposta dall’AIDOS (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo) in occasione della presentazione in Italia del Rapporto dell’UNFDA.
10 COSE DA SAPERE

  1. Oggi, a livello globale, la fertilità è inferiore di circa il 50% rispetto alla metà degli anni ’60.
  2. Mai prima d’ora, nella storia dell’umanità, ci sono state tra i Paesi differenze così forti nel tasso di fertilità.
  3. Laddove coppie e individui possono decidere in completa autonomia, la fertilità tende ad oscillare attorno a due nascite per donna.
  4. Man mano che i Paesi diventano più industrializzati, istruiti e urbanizzati, diminuiscono i costi associati alla crescita di figli/figlie e anche i benefici di avere famiglie numerose.
  5. La bassa fertilità è una chiara manifestazione del fatto che donne, uomini e coppie riescono maggiormente a prevenire le gravidanze e distanziare le nascite, ma è anche una manifestazione di difficoltà persistenti che affrontano quando creano una famiglia o pianificano la prossima gravidanza.
  6. Si prevede che l’Africa subsahariana, a causa della persistente elevata fertilità, contribuirà per più della metà alla crescita della popolazione mondiale prevista da oggi fino al 2050, il che vuol dire 1,3 miliardi sui 2,2 miliardi di persone in più nel mondo.
  7. Nei Paesi con tassi di fertilità pari o superiori a quattro figli/figlie, si prevede che la popolazione urbana crescerà rapidamente negli anni a venire.
  8. In 53 Paesi e territori, per anni la fertilità è stata inferiore al “livello di sostituzione” con meno di 2,1 nascite per donna. Tra questi, Taiwan ha oggi il tasso di fertilità più basso del mondo: 1,1 nascite per donna.
  9. Al centro del processo decisionale pubblico dovrebbe esserci questa domanda: le persone, uomini e donne, in ogni luogo, in tutte le categorie di reddito, in tutte le fasce d’età e in tutti gli altri gruppi, hanno il numero di bambini/e che desiderano?
  10. Ogni Paese deve definire l’insieme di servizi e risorse necessari per sostenere i diritti riproduttivi di tutti i cittadini e le cittadine. Molti Paesi con fertilità vicino al “livello di sostituzione” hanno politiche e servizi attenti ai bisogni delle famiglie, come un’alta qualità di assistenza all’infanzia con finanziamenti pubblici.

 

 

Tags:

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *