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I Ministri dell’Energia dei Paesi membri nella riunione di Consiglio europeo che doveva esaminare le proposte legislative del Pacchetto “Energia Pulita”, tra cui la Direttiva Rinnovabili, da negoziare nei prossimi mesi con il Parlamento europeo, sono rimasti inamovibili sull’obiettivo del 27% di rinnovabili nell’uso finale di energia al 2030, nonostante il Parlamento stesso, le utility del settore e le grandi imprese multinazionali, oltre che le Ong, avessero indicato la necessità di arrivare al 35%.

Nella riunione di Consiglio europeo “Trasporti, telecomunicazioni ed energia” del 18 dicembre 2017 i Ministri dell’Energia dei Paesi membri che dovevano esaminare 4, tra cui la Direttiva sulle energie rinnovabili, delle 8 proposte legislative inserite nel Pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei”, adottato dalla Commissione UE nel novembre 2016, al fine di definire le posizioni negoziali in merito con il Parlamento europeo, hanno chiuso ad ogni possibilità di innalzamento al 35% dell’obiettivo previsto originariamente del 27% al 2030 dell’uso finale di energia da fonti rinnovabili, come chiedevano il Parlamento europeo, le principali utility europee del settore energetico (tra cui Enel) e le grandi imprese multinazionali. Di recente, anche gli investitori istituzionali avevano assunto una posizione critica per eventuale annacquamento da parte del Consiglio UE delle proposte del Pacchetto “Clean Energy”. In una lettera indirizzata ai Ministri dell’energia degli Stati membri, Stephanie Pfeifer Amministratore delegato di IIGCC (Institutional Investors Group on Climate Change) rete di 400 investitori formata dai più importanti fondi pensione, gestori di immobili e fondi di investimento, ha espresso preoccupazione per l’atteggiamento meno ambizioso che il Consiglio UE si sarebbe apprestato ad assumere, “aumentando il rischio che gli accordi finali non forniscano la traiettoria più conveniente per raggiungere gli obiettivi climatici ed energetici dell’UE al 2030 e per incoraggiare fortemente per la decarbonizzazione attuali e futuri”.

Dopo la decisione del Consiglio che va in tutt’altra direzione, sarai assai improbabile che nel corso del trilogo (Commissione UE, Consiglio europeo e Parlamento europeo), che dovrà definire entro il 2018 le politiche energetiche da qui al 2030, la situazione possa cambiare, perché se la Commissione UE aveva lasciato intravedere la disponibilità ad aumentare il target al 30%, la posizione dei Paesi membri non lascia alcun margine di trattativa, nonostante i vari rapporti scientifici internazionali confermino che con tali percentuali difficilmente si riuscirà a perseguire gli obiettivi dell’Accordo di Parigi (COP21), le posizioni che alcuni di loro esprimono nei vari consessi internazionali affinché l’Unione guidi la transizione energetica globale “pulita”, nonché gli impegni assunti, anche al recente Summit “One Planet” di Parigi di sostenere finanziariamente l’implementazione delle rinnovabili nei Paesi in via di sviluppo.

Si potrebbe così riassumere l’atteggiamento dell’UE: “Fatelo voi, perché noi siamo ancora troppo dipendenti dai combustibili fossili!
Le dichiarazioni della Presidenza di turno del Consiglio europeo suonano come una beffa: “Questa decisione ha un impatto diretto e positivo su tutti i cittadini europei – ha dichiarato Kadri Simson, Ministro dell’Economia e delle Infrastrutture della Repubblica di Estonia – Un maggiore utilizzo delle energie rinnovabili contribuirà a rendere più pulite, salubri e sostenibili le nostre città, le nostre imprese e le nostre case. La Direttiva, inoltre, aiuterà i consumatori a prendere l’iniziativa e diventare essi stessi produttori. Grazie a un mix di iniziative dei Governi, delle imprese e dei consumatori, riusciremo a conservare la nostra leadership mondiale nel campo delle energie rinnovabili”.

L’unico aspetto positivo che è possibile cogliere consiste nella decisione di imporre tappe intermedie vincolanti ai Paesi membri per raggiungere l’obiettivo al 2030, anche in considerazione che l’Agenzia Europea dell’Ambiente nel suo ultimo Rapporto, pubblicato il 18 dicembre 2017, ha confermato che l’obiettivo al 2020 non è in discussione ma nel 2016 si è evidenziato un rallentamento nell’uso delle rinnovabili, con il settore dei trasporti particolarmente indietro.
Così si è stabilito che nel 2023 dovrà essere conseguito il 24% dell’obiettivo, al 2025 il 40%, al 2027 il 60%, per arrivare al 100% al 2030.

Inoltre, secondo il comunicato della Consiglio, i consumatori beneficeranno di procedure di notifica semplificate per i piccoli impianti; mentre sono ora chiaramente definiti i diritti e gli obblighi degli “autoconsumatori” e delle comunità produttrici/consumatrici di energie rinnovabili. Al riguardo, in un comunicato Greenpeace denuncia, viceversa, che sarebbe stata indebolita la proposta originaria della Commissione UE per quanto riguarda il diritto di cittadini, cooperative energetiche e comuni di produrre e vendere la propria energia da fonti rinnovabili.

In merito a riscaldamento e raffrescamento, il Consiglio ha deciso che gli Stati membri dovranno adottare misure per realizzare un aumento annuo della quota di energia rinnovabile di un punto percentuale, tenendo conto delle notevoli differenze esistenti tra i Paesi dell’UE per quanto riguarda sistemi e impianti nazionali, in particolare per quanto attiene alle caratteristiche specifiche degli impianti di “raffrescamento” nei climi più caldi.

Mentre per i biocarburanti nel settore dei trasporti al 2030 è stato fissato l’obiettivo del 14% per ciascuno Stato membro, con un sotto-obiettivo del 3% per i “biocarburanti avanzati”, per i quali verrà consentito un doppio conteggio. Per quest’ultimo obiettivo è previsto un traguardo vincolante intermedio dell’1% per il 2025 al fine di incrementare la sicurezza degli investimenti e garantire la disponibilità di carburanti su tutto il periodo.
L’attuale limite al 7% per i biocarburanti di prima generazione viene mantenuto per garantire certezza agli investitori. Se uno Stato membro fissa un limite inferiore, sarà ricompensato con la possibilità di ridurre il proprio obiettivo generale per le energie rinnovabili nel settore dei trasporti.

La mobilità elettrica è incoraggiata grazie a due coefficienti di moltiplicazione, uno pari a 5 per l’energia elettrica da fonti rinnovabili utilizzata nei trasporti su strada, e uno pari a 2 per il trasporto ferroviario.

La direttiva chiarisce inoltre le norme relative ai criteri di sostenibilità e di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra che si applicano a biocarburanti, bioliquidi e combustibili da biomassa.

I Governi dell’UE propongono di soffocare e rinviare la rivoluzione dell’insieme delle energie rinnovabili – ha affermato Wendel Trio, Direttore di Climate Action Network (CAN) Europa, la rete di organizzazioni impegnate a promuovere l’azione di Governi e cittadini finalizzate a limitare i cambiamenti climatici – La loro risposta alla necessità di passare dai combustibili fossili a un sistema energetico completamente rinnovabile è irrimediabilmente inadeguata e potrebbe portare a una tragica iimpossibilità di limitare i cambiamenti climatici. La credibilità dell’UE sull’azione per il clima ne esce irrimediabilmente compromessa a meno che tali disposizioni non vengano significativamente migliorate durante i negoziati con il Parlamento europeo“.

Ma l’atteggiamento del blocco dei Paesi dell’Est su questo aspetto, con l’accondiscendenza interessata degli altri che si nascondono dietro tale intransigenza, difficilmente sarà ammorbidita dal Parlamento europeo, a meno che l’attività di lobbying dei cittadini sui parlamentari non riesca a contrastare quella, attualmente vincente, delle lobby del carbone, petrolio e gas.

 

In copertina: Manifestazione di Friends of the Earth Europe, CAN Europe e Greenpeace a Bruxelles in occasione del Consiglio europeo (Fonte: FOEE)

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