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Un recente Studio ha evidenziato che senza cambiamenti nell’attuale sistema agro-alimentare e nell’alimentazione della popolazione in continua crescita non sarà possibile adottare una dieta sana, secondo le raccomandazioni alimentari della Guida “Healthy Eating Plate” (HHEP).

Secondo un team di ricercatori, vi sarebbe una forte discrepanza tra la produzione agricola globale e le raccomandazioni dei nutrizionisti per una corretta dieta alimentare.

Lo Studio “When too much isn’t enough: Does current food production meet global nutritional needs?”, pubblicato sulla prestigiosa rivista peer review e open access PLOS ONE e condotto da ricercatori delle Università canadesi di Guelph , Waterloo e Vancouver, ha calcolato quanta terra è attualmente utilizzata e quanta ne sarebbe necessaria se tutti seguissero le raccomandazioni della Guida “Healthy Eating Plate” (HHEP) dell’Università di Harvard per una dieta sana, proiettando poi i risultati al 2050, allorché la popolazione mondiale, secondo le previsioni del Dipartimento degli Affari Economici e Sociali (DESA) – Divisione Popolazione del Segretariato delle Nazioni Unite, raggiungerà i 9,8 miliardi di individui.

Il “Piatto del mangiar sano”, creato dagli esperti nutrizionisti della Harvard School of Public Health, fornisce una guida dettagliata, in un formato semplice, per aiutare le persone a fare le migliori scelte alimentari, sottolineando che una dieta sana prevede che la metà delle porzioni giornaliere sia composta da frutta e verdura, per il 25% da cereali integrali e il 25% da proteine, grassi e prodotti lattiero-caseari.

Con l’attuale sistema agricolo non potremmo adottare per tutti una sana dieta – ha affermato il Prof. Evan Fraser, a Capo del Canada Research in Global Food Security and Sustainability e Direttore dell’Arrell Food Institute dell’Università di Guelph – I risultati dimostrano che il sistema globale sovraproduce cereali, grassi e zuccheri, mentre la produzione di frutta e verdura e, in misura minore, le proteine non sono sufficienti per soddisfare i bisogni nutrizionali dell’attuale popolazione attuale“.

I ricercatori hanno scoperto che ora produciamo:
-12 porzioni di cereali per persona invece degli 8 consigliati;
– 5 porzioni di frutta e verdure invece di 15;
– 3 porzioni di olio e grassi invece di 1;
– 3 porzioni di proteine invece di 5;
– 4 porzioni di zucchero invece di 0.

Poiché i carboidrati sono relativamente facili da produrre e possono nutrire molte persone, i Paesi in via di sviluppo si concentrano sulla crescita dei cereali – ha dichiarato Krishna Bahadur KC, del Dipartimento di Geografia, Ambiente e Geomatica dell’Università di Guelph e principale autore dello Studio – Paesi sviluppati hanno sovvenzionato la produzione di grano e mais per decenni al fine di diventare autosufficienti e di stabilire una leadership globale nella loro produzione. Questi Paesi hanno speso molto più denaro per la ricerca e l’innovazione per queste colture che per la frutta e verdura. Anche i grassi, lo zucchero e il sale sono gustosi e sono ciò che noi umani desideriamo, quindi abbiamo una vera fame di questi alimenti. Tutti questi fattori combinati hanno portato a un sistema mondiale che sta davvero sovrapproducendo questi tipi di alimenti”.

Produzione globale rispetto al consumo consigliato. La produzione alimentare globale (barre blu) proviene dai dati FAO e le raccomandazioni nutrizionali (barre arancioni) si basano sul modello “Piatto del mangiar sano” dell’Università di Harvard (HHEP). (fonte: PLOS ONE )

Lo studio ha rilevato che l’adozione di una dieta sana non è solo un bene per la salute umana, ma anche per quella del Pianeta: “Se passassimo a diete alimentari corrette, ci sarebbe una riduzione della quantità di terra necessaria per nutrire la popolazione mondiale in crescita“, ha aggiunto Bahadur KC.

I ricercatori, infatti, hanno anche scoperto che spostare la produzione per adeguarsi alle linee guida alimentari dietetiche richiederebbe 50 milioni di ettari in meno di terra arabile, perché frutta e verdura richiedono meno terra da coltivare rispetto a cereali, zucchero e grassi. Ma per raggiungere questa diminuzione, i consumatori dovrebbero mangiare meno carne e il settore agroalimentare dovrebbe produrre più proteine vegetali.

I principali attori nel settore della produzione di proteine stanno investendo in opzioni alternative come le proteine vegetali, ei consumatori stanno sfruttando il recente aumento delle soluzioni alternative di proteine, che arrivano sul mercato – ha sottolineato Fraser – Senza alcun cambiamento, alimentare 9,8 miliardi di persone richiederà 12 milioni di ettari in più di terra arabile e almeno un miliardo di ettari in più di pascoli. Nutrire la prossima generazione è una delle sfide più urgenti del XXI secolo: per una popolazione in crescita, i nostri calcoli suggeriscono che l’unico modo di alimentarsi in modo nutrizionalmente equilibrato, salvaguardando la terra e riducendo le emissioni di gas serra, è di produrre e consumare più frutta e verdure e di avviare la transizione verso diete più ricche di proteine vegetali”.

Superficie di terreno agricolo utilizzato (in milioni di ettari), assumendo i dati della FAO, e quella necessaria con l’adozione universale delle linee guida nutrizionali HHEP per gli attuali 7 miliardi di persone e per quelle previste al 2050, sulla base di rendimenti che continuino a crescere dell’1% all’anno secondo le tendenze storiche. La percentuale di cambiamento dai valori correnti per gli scenari alternativi è tra parentesi. (fonte: PLOS ONE)

Tenendo presente che nel frattempo c’è da affrontare desertificazione e cambiamenti climatici senza precedenti, come ha appena evidenziato il Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici dell’ONU(IPCC) nella Relazione speciale per policy maker, se tra le azioni di mitigazione non c’è anche una trasformazione del sistema di produzione e consumo agro-alimentare, è prevedibile che saranno ancora una volta le foreste a fare le spese di questa “fame” di terre, aumentando ulteriormente i driver del global warming.

Peraltro, un precedente Studio (metanalisi), condotto da ricercatori dell’Università di Oxford e dell’Istituto svizzero di ricerca agricola Agroscope, che aveva preso in esame 570 studi sul ciclo di vita di 40 prodotti alimentari per valutarne l’impatto ambientale, ha constatato che diete povere di prodotti di origine animale offrono maggiori benefici ambientali rispetto anche all’acquisto di carne o latticini sostenibili, e in particolare, che le diete a base vegetale riducono le emissioni alimentari fino al 73% a seconda di dove si vive.

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