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Un Rapporto di Moody’s indica che l’Italia, nonostante abbia raggiunto in anticipo gli obiettivi di decarbonizzazione al 2020, dovrà affrontare una difficile sfida per conseguire quelli al 2030, stante l’attuale modesta crescita delle rinnovabili  e i prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica nazionale, fissati principalmente dal prezzo del gas.

“L’Italia, pur avendo già raggiunto gli obiettivi di decarbonizzazione al 2020, avrà maggiori difficoltà a rispettare quelli fissati per il 2030”.

É quanto afferma Moody’s Investors Service nel RapportoEurope’s electricity markets – In Italy, gas will remain the price-setting fuel as decarbonisation becomes more challenging”, pubblicato il 31 luglio 2018 e messo a disposizione dei sottoscrittori dei servizi di Moody’s al collegamento del sito www.moodys.com

L’Italia ha raggiunto con cinque anni di anticipo gli obiettivi europei di decarbonizzazione al 2020, grazie a generosi meccanismi di incentivazione delle fonti energetiche rinnovabili, alla riduzione della produzione industriale e delle emissioni di gas serra a seguito della crisi finanziaria globale e all’aumento dell’efficienza energetica – ha dichiarato Alessandra Mac Donald, analista di Moody’s e autrice del report – Riteniamo tuttavia che gli obiettivi di decarbonizzazione oltre il 2020 saranno più impegnativi, considerata la crescita attualmente modesta delle rinnovabili in Italia e le nostre aspettative di ripresa della crescita del PIL”.

Oltre il 2020, la Strategia Energetica Nazionale (SEN) 2017 dell’Italia punta a un’ambiziosa riduzione del 33% delle emissioni di gas serra che non rientrano nel sistema di scambio delle quote di emissione (non ETS) e a un tasso di penetrazione delle energie rinnovabili del 28%, entrambi da raggiungere entro il 2030.

Quest’ultimo obiettivo è ambizioso in quanto, con la riduzione degli incentivi, Moody’s prevede che la crescita della capacità rinnovabile entro il 2022 sarà modesta (circa 1 GW all’anno). Inoltre, sebbene l’Italia abbia dato prova in passato di sapere ridurre le emissioni non ETS e migliorare l’efficienza energetica, la crescita economica potrebbe ora ostacolare la capacità del Paese di conseguire ulteriori riduzioni. Moody’s si aspetta tuttavia che la modesta crescita delle rinnovabili, insieme alla maggiore efficienza energetica e alla progressiva chiusura degli impianti a carbone prevista entro il 2025 possano sostenere la riduzione di emissioni complessive di gas serra.

Ricordiamo che dal 10 luglio 2018 è entrato in vigore il Regolamento 2018/842 (“Effort sharing”) che fissa i target nazionali necessari a centrare l’obiettivo comunitario di ridurre del 30% al 2030 le emissioni dei settori non inclusi nel sistema ETS (agricoltura, trasporti, edilizia e rifiuti). Per l’Italia, inizialmente molto critica sul suo obiettivo giudicato troppo elevato, è indicato un abbattimento del 33%, ma con la possibilità di utilizzare una serie di meccanismi di flessibilità tra i quali l’uso del suolo (LULUCF) e la facoltà di prendere “in prestito” allocazioni dai Paesi più virtuosi. A tali meccanismi il nostro Paese potrà ricorrere per coprire fino allo 0,3% della riduzione prevista.

La decarbonizzazione comporterà una diminuzione del margine di riserva dell’Italia nel medio termine – ha aggiunto la Mac Donald – Con la chiusura delle centrali termiche, compresa l’eliminazione graduale della capacità a carbone annunciata dal governo nella SEN 2017, il margine di riserva scenderà a circa il 10% entro il 2022. Moody’s tuttavia ritiene che la chiusura delle centrali non determinerà una significativa pressione al rialzo dei prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica nazionale, che continueranno ad essere fissati principalmente dal prezzo del gas. Secondo l’agenzia di rating, i prezzi dell’energia elettrica si attesteranno intorno ai 50-60 euro per megawattora (MWh) fino al 2022”.

Secondo il Rapporto, i produttori di energia elettrica a combustibili fossili, quali Enel, A2A ed Edison, sono maggiormente esposti al rischio di transizione energetica in quanto le società possiedono una significativa capacità termoelettrica. La loro esposizione è tuttavia mitigata da due fattori:
– la natura efficiente e flessibile di alcune centrali, che pone le utilities nella posizione di poter cogliere le opportunità derivanti dal mercato dei servizi di dispacciamento (MSD) e dal mercato della capacità;
– le strategie delle società, compreso il progressivo passaggio verso un portafoglio di generazione più verde nel medio termine.

La decarbonizzazione – conclude la nota di Moody’s – offre inoltre nuove opportunità alle utilities italiane, quali ad esempio l’ulteriore diversificazione del business mix, il rafforzamento del footprint regionale e aumento del tasso di ritenzione dei clienti finali”.

Il Rapporto dedicato all’Italia è parte del Rapporto sul mercato elettrico in Europa di Moody’s pubblicato nello stesso giorno (“Europe’s electricity markets: In Europe, higher carbon price would benefit generators”), dove si afferma che il costo del carbonio nell’UE, che languiva a 3,9 euro / tonnellata dal 2012 all’inizio del 2018, era troppo basso per sostituire il carbone o sostenere la generazione a basse emissioni di carbonio, tanto che, nonostante gli ingenti investimenti nelle energie rinnovabili, la produzione della generazione a carbone e le tecnologie ad alta intensità di carbonio erano rimaste ostinatamente elevate. L’aumento dei prezzi del carbonio in Europa dall’inizio dell’anno e di quelli dell’elettricità potrebbero imprimere un’accelerazione alla decarbonizzazione della regione, rafforzando al contempo i ricavi e i profitti della maggior parte dei produttori di energia nel periodo 2018-22.

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