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Presentata a ICity Lab (24-25 ottobre 2017), l’iniziativa di FPA, l’annuale Rapporto “ICity Rate” che mappa le città più smart d’Italia e che conferma Milano quale città più smart d’Italia, con Bologna e Firenze sul podio, anche se in generale le città metropolitane sono fanalino di coda del Paese per ciò che riguarda gli ambiti del vivere urbano legati alla legalità e sicurezza, all’ambiente e alla gestione delle risorse natural.

In occasione di ICity Lab, l’iniziativa di 2 giorni di ForumPA (BASE Milano, 24-25 ottobre 2017) per supportare tutti coloro che, ai diversi livelli (politici, amministratori, imprese, associazioni, e cittadini), lavorano per rendere le nostre città più “intelligenti”, è stata presentata nel corso dell’incontro “Dalla smart city alla città sostenibile: il digitale come fattore abilitante per conoscere, collaborare e realizzare le città del futuro“, la ricerca “ICity Rate 2017“, giunta alla VI edizione, che mappa i 106 Comuni capoluoghi di provincia italiani sulla base di indicatori statistici.

La novità di quest’anno è che alla tradizionale graduatoria delle smart cities italiane si aggiunge un’analisi sul posizionamento dei Comuni capoluogo rispetto agli Obiettivi della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile al 2030 (link: http://www.regionieambiente.it/it/articoli/strategia-nazionale-sviluppo-sostenibile), in linea con i target fissati nel settembre 2015 dalle Nazioni Unite e ratificati dall’Italia.

Sul piano metodologico il nuovo approccio si traduce in una nuova strutturazione delle dimensioni di analisi, dove le 7 dimensioni tematiche delle precedenti edizioni lasciano il posto a 15 dimensioni per le quali in ambito

nazionale e internazionale sono stati definiti dei traguardi per le città: Povertà, Istruzione, Acqua e Aria, Crescita economica, Occupazione, Cultura e Turismo, Ricerca e Innovazione, Trasformazione digitale, Mobilità sostenibile, Rifiuti, Verde urbano, Suolo e Territorio, Legalità, Governance.

Le novità introdotte avvicinano sempre di più il concetto di città intelligenti a quello di città sostenibili nelle quali la capacità di innovazione dei contesti urbani è centrale ed integra agli aspetti tecnologici, quelli dell’innovazione sociale, andando a valorizzare degli strumenti di governo del territorio.

Oggi non possiamo parlare di smart city senza parlare di sostenibilità – ha dichiarato Gianni Dominici, Direttore generale di FPA, la società che organizza ICity Lab, che ha presentato i risultati del report – Tuttavia, i risultati del rapporto evidenziano complessivamente un ritardo del sistema urbano italiano nei confronti degli obiettivi di sostenibilità, che rischia di limitare l’attrattività e la vivibilità dei nostri centri urbani. I 106 comuni capoluogo analizzati raccontano un’Italia delle città senza una politica coordinata e un quadro di riferimento condiviso per rispondere a grandi sfide come cambiamento climatico, povertà, mobilità sostenibile, consumo di suolo e sicurezza. Serve un coordinamento di tutti i livelli di governo con al centro la dimensione urbana, perché nelle città si addensano i problemi sociali ed economici, ma si trovano anche le competenze e le risorse per risolverli“.

La rilettura del rating rispetto alle dimensioni della sostenibilità ha portato ad un ulteriore aumento degli indicatori considerati, che passano quest’anno a 113, con l’introduzione di ben 42 nuovi indicatori afferenti ad ambiti di policy differenti.

Viene così ridisegnata la geografia complessiva del sistema urbano italiano che vede situazioni molto eterogenee con alcune importanti polarizzazioni tra il Nord e il Sud del Paese, ma anche tra aree metropolitane e i piccoli centri urbani, tra le città del welfare, quelle che hanno rafforzato il proprio tessuto connettivo, e le città della crescita economica ed ancora tra queste e le città che fanno sviluppo, mantenendo alta l’attenzione per l’ambiente e la qualità del vivere urbano.

Milano rimane salda al 1° posto per il quarto anno consecutivo, ribadendo l’eccellenza in molte delle dimensioni analizzate. Crescita economica, mobilità sostenibile, ricerca e innovazione e trasformazione digitale sono i 4 ambiti di policy per i quali Milano non solo conferma le posizioni della passata edizione, ma lo fa, distanziando in modo significativo la maggior parte delle altre città. Sul 20% degli indicatori presi in considerazione Milano è prima su tutti i comuni capoluogo. Tuttavia, è proprio Milano la città che più ha risentito dell’introduzione di variabili ambientali come il consumo di suolo (97° posto), la qualità dell’aria (98°) e la gestione dei rifiuti urbani (52°). Meno nuovo, seppur centrale nell’ambito della qualità del vivere urbano, c’è poi il tema della legalità e della sicurezza punto debole di Milano che anche quest’anno si posiziona al fondo della classifica (83°).

Nel frattempo, Bologna (2° posto) recupera la distanza: a separarla dal capoluogo lombardo nel rating 2017 sono solo 2 punti, contro gli oltre 50 che le distanziavano nel 2016. Energia e governance sono 2 medaglie d’oro per Bologna che invece non riesce a soffiare il primato a Milano e si deve accontentare di un argento per trasformazione digitale e occupazione. Dai risultati del rating 2017 Bologna mostra un approccio complessivo ben equilibrato che non la fa scendere nella parte bassa della classifica per nessuna delle 15 dimensioni analizzate, con un’unica eccezione per le policy legate al suolo e alla vulnerabilità territoriale (69°): la percentuale di suolo consumato del 32% della superficie comunale anche per Bologna è superiore alla media e dal 2012 al 2015 i metri quadro pro-capite sono scesi in media appena di 1,3.

Firenze si riprende il 3° posto che aveva perso lo scorso anno. Prima città italiana per le policy legate alla promozione di un turismo sostenibile, che crea posti di lavoro e promuove la cultura e i prodotti locali. Ma Firenze non è solo turismo è anche istruzione (4 fiorentini tra i 30 e 34 anni su 10 sono laureati); crescita economica e occupazione (72,7% è il tasso di occupazione per il 2016: oltre il 10% in più rispetto alla media italiana nelle città). A rendere competitivo il capoluogo toscano, oltre alle politiche di crescita e sviluppo, sono anche la politica ambientale, l’investimento per la trasformazione digitale e l’innovazione del modello di governance della città. I punti di debolezza di Firenze non sono tuttavia diversi da quelli delle altre città metropolitane: la qualità dell’acqua e dell’aria (87°), il consumo di suolo (69°) e la legalità (70°).

Ancora nella top ten altre due città medie in forte accelerazione: Trento salita al 5° posto dall’8° del 2016 e Bergamo che si conquista un 6° posto con un salto di ben 5 posizioni.
A trainare la crescita di Trento valori sopra la media nazionale per tutti e 15 gli ambiti di policy a cui si aggiungono un 1° posto per la gestione dei rifiuti urbani e un posizionamento nelle prime 10 città del Paese anche per Turismo e Cultura (9°) e politiche di contrasto alla povertà (10°).

Bergamo presenta degli ottimi valori per le dimensioni della crescita economica e la ricerca e l’innovazione – ambiti in cui è 3a -ma anche per la mobilità sostenibile che la vede al 5° posto sui 106 capoluoghi.

Ottimo il posizionamento delle emiliano-romagnole“. Anche per il 2017, 4 posti nella top ten sono riservati ai comuni capoluogo dell’Emilia-Romagna, Bologna, Ravenna, Parma e Modena a cui si può aggiungere anche Reggio Emilia (11° posto, ben 3 in più rispetto allo scorso anno). Un risultato che, nel complesso, racconta un approccio – condiviso a livello regionale – che ha scommesso, ormai da tempo, su una crescita sostenibile e inclusiva portata avanti in una logica di condivisione e di collaborazione multi-stakeholders reale e sempre più solida.

Roma rimane lontana dalla posizione che le dovrebbe competere in vetta alla classifica, ma quest’anno registra uno scatto di 4 posizioni in avanti (dal 21° al 17° posto) , realizzato grazie, soprattutto, ai valori registrati nella dimensione trasformazione digitale: diffusione banda larga ed ultra larga, open data, utilizzo dei social, servizi on line, ecc. che la fanno salire ad un inedito 3° posto (dopo Milano e Bologna) delle classifica settoriale. Per il resto, salvo un 5° posto nel settore cultura e turismo, le posizioni rimangono di grande arretratezza in gran parte di quei settori che dovrebbero, invece, caratterizzare non solo una capitale ma qualsiasi città di grandi dimensioni: 33° posto per mobilità sostenibile, 49° per energia, 26° per occupazione, 37° in governance (solo per fare alcuni esempi).

Crescono complessivamente le città metropolitane ma siamo lontani dalla sostenibilità: 5 su 10 delle città in top ten sono capoluoghi metropolitani. Oltre a Milano, Bologna e Firenze, troviamo infatti Venezia al 4° posto e Torino al 7°.

Dall’analisi dei posizionamenti nel rating 2017 si rileva una dinamica di crescita per più della metà dei capoluoghi metropolitani. Crescono Roma, Genova, Cagliari, Napoli, Messina e Reggio Calabria. Osservando i punteggi medi, si evidenzia che le città metropolitane, superano le medie e le piccole per un numero limitato di dimensioni, però rilevanti: istruzione, energia, crescita economica, trasformazione digitale, cultura e turismo e mobilità sostenibile.

I capoluoghi metropolitani sono, al contrario, fanalino di coda del Paese per ciò che riguarda gli ambiti del vivere urbano legati alla legalità e sicurezza, all’ambiente e alla gestione delle risorse naturali: 13 città metropolitane su 14 sono al di sotto della media nazionale per quel che riguarda la legalità e la sicurezza, in 12 per il consumo di suolo, in 10 per le policy legate invece alla gestione idrica e alla qualità dell’aria. Gli obiettivi di sostenibilità non possono essere appannaggio solo delle città di piccole o medie dimensioni, dell’Italia dei borghi o della provincia opulenta, ma devono diventare progetto integrante delle grandi metropoli chiamate, a livello internazionale, a competere anche su queste dimensioni.

Sono a Nord-Est le città più Smart nel 2017, ma il Nord-Ovest è molto vicino e il Centro si scosta di poco, grazie soprattutto alla qualità delle risorse naturali e alle politiche di salvaguardia, mentre il Sud è molto indietro tanto nelle dimensioni più legate all’economia e all’innovazione, quanto in quelle legate al welfare e alle politiche di contrasto della povertà, anche per il turismo e la cultura lo stacco dal resto d’Italia è elevato. Se guardiamo ai valori medi la distanza tra le città del Nord-Est (494) e quelle del Sud e delle Isole (302) è di circa 200 punti.

In un contesto, quello del Sud del Paese,molto arretrato in quasi tutti gli ambiti di policy spiccano alcune eccellenze. In primo luogo Cagliari, che anche per il 2017 è la prima città del Sud in graduatoria. L’anno passato era al 54° posto, quest’anno sale ancora e varca definitivamente la metà alta della classifica, conquistando il 47° posto. Tra le prime 15 città del Sud in graduatoria troviamo anche gli altri due comuni sardi analizzati (Sassari, Oristano), a riprova dell’importante percorso di crescita avviato nell’isola. Anche le città abruzzesi hanno complessivamente un buon posizionamento, mentre Siracusa, all’84° posto, è la prima città siciliana ad apparire in classifica.

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