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Dopo la mancata approvazione del ddl sul consumo di suolo da parte del Parlamento, il Forum “Salviamo il Paesaggio” rilancia un’azione dal basso con una proposta di Legge di iniziativa popolare che punta direttamente ad un taglio netto del consumo di suolo, senza compromissioni di “limitazione” e “riduzione”.

Durante gli Stati Generali del Paesaggio, la due giorni lanciata nell’ottobre scorso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT) come occasione di approfondimento sul futuro delle politiche paesaggistiche, il Chairman di una delle sessioni tematiche (Paesaggio, politiche di trasformazione territoriale e qualità progettuale) pronunciò un duro atto nei confronti del Parlamento.

Trovo scandaloso che la legge sul consumo di suolo ancora aspetti, mentre si chiede la fiducia sulla legge elettorale – ha affermato Salvatore Settis, Archeologo, Storico d’arte , Accademico dei Lincei, autore del best seller “Paesaggio Costituzione cemento” (2010) – La propose il Ministro alle Politiche agricole Mario Catania durante il Governo Monti. Manca la volontà politica. È in Senato dall’inizio della legislatura”.

È essenziale perché siamo un Paese che ha gli indici di stagnazione demografica più alti, la popolazione non aumenta, c’è una quantità enorme di edifici sottoutilizzati, o non utilizzati affatto, oppure che vengono costruiti senza essere venduti – ha continuato Settis – Ma i piani urbanistici dei Comuni truccano i dati di crescita dei loro territori per consentire una vasta edificazione e quindi il processo speculativo”.

A nulla è valso il suo sfogo, perché quel ddl per contrastare il consumo di suolo era un “carro vuoto avviato sul binario morto”,  per usare l’allegoria dell’XI frammento del poeta Clemente Rebora, che “non muore e vorrebbe, e non vive e vorrebbe”.

Peraltro, le modifiche nel frattempo intervenute ne avevano stravolto l’impianto iniziale, tal che non sorgono troppi rimpianti per ingloriosa conclusione dell’iter legislativo.

Non si è perso d’animo, tuttavia, il Forum “Salviamo il Paesaggio” che attraverso un gruppo di lavoro multidisciplinare tecnico-scientifico formato da 75 persone, architetti, urbanisti, docenti e ricercatori universitari, geologi, agricoltori, agronomi, tecnici ambientali, giuristi, avvocati, funzionari pubblici, giornalisti/divulgatori, psicanalisti, tecnici di primarie associazioni nazionali, sindacalisti, paesaggisti, biologi, attivisti ecc,  ha lavorato per 13 mesi alla stesura di un testo normativo sul consumo di suolo che ora viene proposto con il titolo “Norme per l’arresto del consumo di suolo e il riuso dei suoli urbanizzati“.

Si tratta di 10  articoli per una legge contro il consumo di suolo, per fermare “la modifica o la perdita della superficie agricola, naturale, seminaturale o libera, a seguito di interventi di copertura artificiale del suolo, di trasformazione mediante la realizzazione – entro e fuori terra – di costruzioni, infrastrutture e servizi o provocata da azioni, quali asportazione ed impermeabilizzazione”.

Dieci articoli per una legge dal basso – prosegue il Comunicato del Forum –dopo che lo scioglimento delle Camere ha sancito la fine ingloriosa del testo arenatosi al Senato, che ha vanificato lo sforzo avviato all’inizio della legislatura e l’impegno di tanti che avevano prestato il proprio servizio al Paese, producendo osservazioni, partecipando ad audizioni”.

Un fallimento, quello della politica, che ci obbliga a riprendere con energia la battaglia, perché di battaglia si tratta, per arrestare subito il consumo di territorio – sottolinea il Forum – Arrestare e non limitare o ridurre. Perché quello che serve oggi è un taglio netto. Un obbligo per legge”.

L’ultimo Rapporto dell’ISPRA su “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” ha evidenziato che seppur con minor velocità il consumo di suolo continua inesorabile con una perdita di 3 mq al secondo, e al 2016 ha cancellato 23.000 kmq si suolo (pari alla dimensione di Campania, Molise e Liguria messe insieme.

Inoltre, la perdita di suolo non comporta solo un degrado e impatti ambientali, ma anche perdite economiche per mancati servizi ecosistemici, come stoccaggio e sequestro del carbonio, protezione dall’erosione, regolazione del microclima, infiltrazione dell’acqua, ecc. L’ISPRA stima che i costi annuali minimi e massimi dovuti al consumo di suolo avvenuto tra il 2012 e il 2016 in Italia, varino tra i 625,5 e i 907,9 milioni di euro l’anno, pari ad un costo compreso tra 30.591 e 44.400 euro per ogni ettaro di suolo consumato.

Perdiamo suolo e con esso perdiamo biodiversità, bellezza, paesaggio, qualità della vita, salute, storia, agricoltura – concludono gli autori della proposta – Il nostro Paese è in grado, oggi, di produrre appena l’80-85% del proprio fabbisogno primario alimentare, contro il 92% del 1991. Consumiamo terra e siamo sempre meno in grado di garantirci il nostro cibo: non abbiamo più altro tempo a disposizione per invertire drasticamente la rotta”.

 

 

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