Caricamento...

Type to search

Conferenza ONU sugli Oceani: le azioni per conservarli e utilizzarli in modo sostenibile

Regioni Ambiente 12 mesi fa
Condividi

Tra le misure da intraprendere indicate nel Documento approvato spiccano quelle per ridurre i rifiuti in mare in generale, quelli di plastiche in particolare, su cui l’Italia, sia a livello istituzionale che per l’iniziativa di Legambiente, ha offerto importanti contributi.

Migliorare la salute dei nostri oceani è un test per il multilateralismo – ha dichiarato il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, aprendo a New York “The Ocean Conference“, dedicata a sostenere l’attuazione dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 14 dell’Agenda 2030: “Conservaree utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile Abbiamo creato noi questi problemi ma con un’azione globale decisa e coordinata, possiamo anche risolverli“. Secondo Guterres, proprio gli OSS devono essere la mappa del percorso da intraprendere e il primo passo è quello di porre fine alla dicotomia artificiale tra le esigenze economiche e la salute degli oceani. Per questo sono necessarie autorevoli leadership politiche e nuovi partenariati, senza dimenticare che “conservare i nostri oceani e utilizzarli in modo sostenibile è preservare la vita stessa“.

I Paesi partecipanti hanno approvato il Documento “Call for Action” articolato in 14 punti e 22 azioni urgenti.”Siamo particolarmente allarmati dagli effetti negativi dei cambiamenti climatici sui mari – si legge al punto 4 – tra cui l’aumento della temperatura degli oceani, l’acidificazione e la mancanza di ossigeno dell’acqua, l’innalzamento del livello del mare, la diminuzione della banchisa polare, l’erosione costiera e gli eventi meteorologici estremi. Riconosciamo la necessità di affrontare gli effetti negativi che compromettono la capacità fondamentale dell’oceano di fungere come regolatore del clima, fonte di biodiversità marina e come fornitore di cibo e nutrizione, di servizi turisticied ecosistemici e come motore per lo sviluppo economico sostenibile e la crescita. Ci rendiamo conto, a tal proposito, dell’importanza fondamentale dell’Accordo di Parigi adottato nell’ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici“. Di qui, la necessità che tutte le azioni umane che determinano danni di lungo periodo alle risorse e ai servizi offerti dagli oceani, devono ricevere una forte azione di contrasto, coordinata a livello globale.

Tra le azioni individuate al punto 13, sono particolarmente enfatizzate quelle per liberare i mari e gli oceani dai rifiuti in generale, dalle plastiche in particolare.

“(G) accelerare sulle azioni per prevenire e ridurre l’inquinamento marino di ogni genere, in particolare da attività terrestri, inclusi i rifiuti in mare, le plastiche e le microplastiche, l’inquinamento da nutrienti, le acque reflue non trattate, gli scarichi di rifiuti solidi e di sostanze pericolose, provocati in particolare dalle navi, e dagli attrezzi di pesca, abbandonati, persi o altrimenti dismessi, nonché per affrontare, a seconda dei casi, gli impatti negativi delle altre attività umane sulla vita marina, come gli urti da navigli, il rumore subacqueo e le specie esotiche invasive.

(H) promuovere la prevenzione e minimizzazione dei rifiuti, sviluppando modelli di consumo e produzione sostenibili, adottando le 3R – ridurre, riutilizzare, riciclare – anche attraverso l’incentivazione di soluzioni basate sul mercato per ridurne gli sprechi e la produzione, migliorando i meccanismi di gestione, smaltimento e riciclodei rifiuti rispettosi dell’ambiente, e sviluppando soluzioni alternative come prodotti riutilizzabili o riciclabili, o prodotti biodegradabili naturalmente.

(I) Implementare a lungo termine e strategie adeguate per ridurre l’uso di plastiche e microplastiche, sacchetti di plastica e soprattutto quelle monouso, tra cui partnership con le parti interessate a per affrontare ai rispettivi livelli la loro produzione, commercializzazione e utilizzo“.

Su questi aspetti dei rifiuti marini e delle plastiche si è particolarmente spesa l’Italia. Intervenendo al side event sul tema (“A Multi-Stakeholders Governance for Tackling Marine Litter“) organizzato l’8 giugno 2017 al Palazzo di vetro da Legambiente, la Sottosegretaria al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Sonia Velo ha affermato che “Gli oceani e i mari sono stati spesso considerati come fonte di materie prime illimitate in grado di sostenere la crescita industriale, ma anche di assorbire la produzione incontrollata di qualsiasi tipo di rifiuto. Ma negli ultimi anni, in particolare, le microplastiche sono diventate una grave minaccia crescente per l’ambiente marino, con effetti letali per le specie marine e con potenziali minacce per la salute umana“.

Il contrasto all’inquinamento marino e in particolare al marine litter, ha assunto un ruolo rilevante nei programmi e nelle politiche ambientali di tutti i Governi – ha osservato la Sottosegretaria – L’Italia, che già è impegnata in ambito di cooperazione regionale con l’attuazione del piano di azione della Convenzione di Barcellona in ambito Europeo, nell’attuazione della direttiva Quadro sulla Strategia Marina e nella promozione di specifiche iniziative nei comuni costieri dell’area del Santuario Pelagos, ha voluto portare la questione del Marine Litter, assieme a Legambiente, anche all’attenzione della Conferenza sugli Oceani presso le Nazioni Unite“. “In Parlamento c’è in discussione una proposta di legge per bandire le microplastiche nei prodotti cosmetici che poi finiscono in mare – ha concluso la Velo – Mi appello da una sede autorevole come quella delle Nazioni Unite, affinché questa legge, venga approvata al più presto“.

L’evento di Legambiente si è connotato per essere stato l’unico, tra quelli svolti durante la Conferenza, che si è basato su esperienze dirette, frutto del monitoraggio scientifico che da anni conduce nel Mediterraneo sia con le Campagne della Goletta Verde, la storica imbarcazione dell’Associazione ambientalista, che da 30 anni naviga lungo tutta la Penisola (partita per la Campagna 2017 da La Spezia il 18 giugno terminerà il suo tour il 12 agosto a Lignano Sabbiadoro) che tramite indagine Beach Litter della Campagna Spiagge e Fondali puliti – Clean-up the Med, per monitorare le spiagge italiane con l’obiettivo di indagare quantità e tipologia di rifiuti presenti sui litorali e che è stato esteso anche alle spiagge di altri Paesi del Mediterraneo. Stimando il genere più frequente di rifiuti, la loro possibile provenienza, le attività antropiche che li hanno generati e gli altri parametri presi in considerazione, l’indagine ha permesso di rilevare che l’82% dei rifiuti spiaggiati trovati sugli arenili di 8 Paesi mediterranei (Italia, Algeria, Croazia, Francia, Grecia, Spagna, Tunisia, Turchia) è risultato di plastica e il 64% è di materiale usa e getta.

“Il Mar Mediterraneo è gravemente minacciato dal marine litter che registra concentrazioni tra le più elevate a livello globale – ha affermato il Direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani, illustrando per l’occasione la mappa interattiva realizzataPer questo è urgente che tutti i Paesi mediterranei intervengano in maniera comune per ridurre il problema del marine litter, dalla prevenzione alla ricerca scientifica, adottando anche misure drastiche come la messa al bando dei prodotti più inquinanti come i sacchetti di plastica non biodegradabili e compostabili, come già fatto da Italia, Francia e Marocco. È fondamentale continuare a studiare il fenomeno come fa anche la nostra associazione da anni con Goletta Verde e la campagna ‘Spiagge e fondali puliti’: una esperienza diffusa di monitoraggi scientifici praticata in tutto il paese dai nostri circoli locali, comitati regionali, soci e volontari, considerata da più fonti istituzionali internazionali come una delle esperienze più avanzate al mondo di ‘citizen science’, il contributo che i cittadini organizzati possono dare alla conoscenza dei problemi ambientali“.

Legambiente indica 7 possibili soluzioni da adottare per salvare oceani, mari e spiagge soffocati da plastica galleggiante e rifiuti:

mettere al bando entro il 2020 i sacchetti di plastica non compostabili;

incentivare una maggiore cooperazione tra i Paesi;

diffondere una corretta gestione dei rifiuti;

incrementare le campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte a cittadini, amministrazioni locali e categorie produttive;

potenziare le politiche di prevenzione e la ricerca scientifica;

raccogliere la sfida dell’economia circolare;

favorire il contributo che i cittadini organizzati possono dare alla conoscenza dei problemi ambientali (la cosiddetta “citizen science“).

Tags:

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *