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È in vigore la Legge istitutiva della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, che rispetto alla passata legislatura, aggiunge compiti, tra gli altri, di indagine sul fenomeno degli incendi negli impianti di gestione dei rifiuti e di smaltimento illecito di materiali contenenti amianto.

Sono in vigore da oggi (4 settembre 2018) le disposizioni della Legge 7 agosto 2018, n. 100 (G. U. 20 agosto, n. 192) istitutiva, come nella precedente Legislatura, della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, la cosiddetta “Commissione ecomafie“.

Alla Commissione sono attribuiti i seguenti compiti che riprendono quelli della Commissione operante nella precedente legislatura:
– svolgere indagini sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, sulle organizzazioni coinvolte e sul ruolo svolto dalla criminalità organizzata;
– individuare le connessioni tra le attività illecite nel settore dei rifiuti e altre attività economiche;
– individuare le specifiche attività illecite connesse al traffico illecito transfrontaliero dei rifiuti;
– verificare l’eventuale sussistenza di comportamenti illeciti nell’ambito della P.A. centrale e periferica e dei soggetti pubblici o privati operanti nella gestione del ciclo dei rifiuti;
– verificare l’eventuale sussistenza di attività illecite relative ai siti inquinati e alle attività di bonifica, nonché alla gestione dei rifiuti radioattivi;
– verificare l’eventuale sussistenza di attività illecite nella gestione del servizio idrico integrato con riguardo alla gestione degli impianti di depurazione delle acque, nonché alla gestione dello smaltimento dei fanghi e dei reflui provenienti da tali impianti.

Oltre a tali funzioni, alla Commissione vengono attribuiti nuovi compiti:
– la verifica dello stato di attuazione delle bonifiche dei siti inquinati;
– la verifica della corretta attuazione della normativa in materia ambientale (la cosiddetta Legge sugli ecoreati);
– la verifica della sussistenza di attività illecite relative alla gestione e allo smaltimento  dei materiali contenenti amianto;
– l’indagine sulle attività illecite legate al fenomeno degli incendi e su altri fenomeni illeciti riguardanti gli impianti di gestione dei rifiuti ovvero i siti abusivi di discarica ;
– lo svolgimento, a fini conoscitivi, di sopralluoghi o visite presso gli impianti che adottino procedimenti riconosciuti di migliore qualità e maggiore efficacia in campo ambientale, al fine di prevenire gli illeciti ambientali.

La Commissione è composta da 15 senatori e 15 deputati, nominati dai Presidenti della Camera di appartenenza (anche tenendo conto della specificità dei compiti assegnati alla Commissione), in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari, comunque assicurando la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo esistente in almeno un ramo del Parlamento.

La Commissione elegge, nella prima seduta, il proprio Ufficio di Presidenza (presidente, due vicepresidenti e due segretari) ed è rinnovata dopo il primo biennio (con possibilità di conferma dei componenti).

Nell’ambito delle collaborazioni, di cui può avvalersi la Commissione per lo svolgimento delle proprie attività, la Legge prevede anche il coinvolgimento di magistrati collocati in posizione di fuori ruolo oltre ad agenti e ufficiali di polizia giudiziaria, nonché ad altre collaborazioni di soggetti esterni e interni all’amministrazione dello Stato.

La Legge disciplina, inoltre, il potere della Commissione di stabilire quali atti non dovranno essere divulgati e dispone che su richiesta dell’autorità giudiziaria che procede, sono coperti dal segreto gli atti e i documenti attinenti a procedimenti.

Di certo alla neo-Commissione non mancherà il materiale su cui svolgere il proprio compito istituzionale, stante i dati che emergono dai fascicoli aperti dalle procure sugli “ecoreati” e sui quali l’Istat ha recentemente fornito una fotografia attraverso il Report I Reati contro ambiente e paesaggio: i dati delle procure. Anni 2006-2016”.

Nel corso degli ultimi anni, l’aumento delle norme a tutela dell’ambiente e la maggiore attenzione ai temi ambientali hanno trovato corrispondenza in un maggior numero dei procedimenti presso le Procure – ha sottolineato l’Istat – Questi sono passati dai 4.774 del 2007 (il Testo unico dell’ambiente è stato varato nel 2006) ai 12.953 del 2014”.

Dal Rapporto emerge che il maggior numero di procedimenti per violazioni ambientali sono stati avviati nel Sud e nelle Isole (47,7% dei procedimenti penali nel 2016), nel Nord sono pari al 30%. Nel 2016, la maggior parte delle violazioni contestate riguarda la gestione dei rifiuti (8.792 procedimenti) e delle acque reflue (1.636). In diminuzione il numero complessivo delle violazioni edilizie: meno 55,9% tra il 2006 e il 2016 (sono 10.277 i procedimenti contro autori noti per cui inizia l’azione penale nel 2016, erano 23.323 nel 2006). Il numero dei procedimenti per questo tipo di violazioni è più alto in Campania, nel Lazio, in Sicilia, in Puglia, in Calabria. Sono ancora in numero elevato i reati relativi agli incendi boschivi a carico di ignoti (3.579 nel 2015), mentre risultano stabili nel tempo i procedimenti contro autori noti (500 nel

Anche il RapportoEcomafia 2018 di Legambiente aveva sottolineato come in Italia nel 2017 mai si erano registrati così tanti crimini ambientali, mai così tante inchieste sui traffici illeciti di rifiuti, anche grazie alla nuova Legge sugli ecoreati, con correlata crescita del fatturato dell’ecomafia che è cresciuto in un anno del 9,4% arrivando a 14,1 miliardi di euro.

Foto di copertina: Terra dei fuochi (fonte la Nuova Ecologia)

 

 

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