Caricamento...

Type to search

Condividi

Alla sessione dei Colloqui sul Clima di Bangkok (4-9 settembre 2018), convocata straordinariamente dal Segretariato UNFCCC dopo la deludente conclusione della sessione di maggio a Bonn, non si sono verificati i necessari progressi per la redazione di un testo formale delle Linee guida di implementazione dell’Accordo di Parigi, mentre i margini per la sua adozione formale alla Conferenza ONU sui Cambiamenti Climatici di Katowice si sono ulteriormente ridotti,  tanto da indurre la Segretaria Espinosa ad anticipare i tempi di svolgimento della COP24 e delle sessioni preparatorie.

Si sono conclusi senza grandi risultati i Colloqui sul Clima di Bangkok in vista della Conferenza ONU sui Cambiamenti Climatici (COP24) di Katowice che dovrà approvare, tra l’altro, le Linee Guida per l’implementazione dell’Accordo di Parigi.

A Bangkok ci sono stati progressi irregolari sugli elementi del regime sui cambiamenti climatici su cui i Paesi stanno lavorando”:  ha dichiarato Patricia Espinosa, Segretaria esecutiva dell’UNFCCC alla Conferenza stampa di chiusura dei lavori Tuttavia, il fatto che la Espinosa sia stata costretta ad annunciare già il 6 settembre che la Conferenza di Katowice è stata anticipata dal 3 al 2 dicembre e che a fine novembre si terranno le riunioni preparatorie suddivise per gruppi di Paesi (Paesi meno sviluppati; Piccoli Stati insulari; Paesi africani; Paesi del G 77+Cina), lascia intendere le difficoltà e i contrasti che dividono tuttora i vari Paesi.

Le questioni più controverse che continuano a bloccare le conclusioni positive dei summit che si sono svolti finora dopo l’Accordo di Parigi sono sempre le stesse :
– le garanzie per il rispetto dell’impegno assunto dai Paesi ricchi di finanziare con almeno 100 miliardi di dollari l’anno i progetti di riduzione delle emissioni e di adattamento dei paesi poveri;
– la
comunicazione trasparente da parte dei vari Paesi sulla riduzione delle emissioni per limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei +2 °C entro la fine del secolo, cercando di fare ogni sforzo possibile per il target +1,5 °C;
– il
peso dei contributi nazionali alla riduzione delle emissioni tra Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo.

Peraltro, la stessa Espinosa non ha nascosto le sue preoccupazioni per le divergenze che su tali tematiche continuano ad emergere: Dobbiamo riconoscere che i Paesi hanno realtà interne differenti e livelli diversi di sviluppo economico e sociale che determinano diverse situazioni nazionali che debbono riflettersi negli orientamenti per ‘implementazione dell’Accordo. Ciò richiede una soluzione politica, ma il tempo stringe. I leader devono impegnarsi e aiutare a risolvere questi problemi con largo anticipo rispetto alla COP24”.

Ricordando che quest’anno il mondo ha assistito a morti per inondazioni, mezzi di sostentamento spazzati via dalla siccità e costose infrastrutture andate distrutte in parti del mondo sviluppato e in quello in via di sviluppo, la Espinosa ha concluso che “Chiaramente, c’è necessità di aumentare significativamente le attività nelle prossime settimane per implementare l’Accordo e la sua attuazione integrale è il modo migliore di farlo, formalizzandolo in modo equilibrato e coordinato che non lasci nessuno indietro. Il segretariato è pronto a sostenere pienamente i Paesi verso questo importante risultato”.

Un’altra questione che costituisce motivo di contrasto anche all’interno dei vari gruppi di Paesi, come avevamo già riferito nel precedente articolo dedicato ai Colloqui sul Clima di Bangkok, è il futuro del Clean Development Mechanism (CDM), uno dei meccanismi flessibili previsti dal Protocollo di Kyoto che permette alle imprese dei Paesi industrializzati con vincoli di emissione di realizzare progetti che mirano alla riduzione delle emissioni di gas serra nei Paesi in via di sviluppo che non hanno vincoli di emissione. Le emissioni evitate dalla realizzazione dei progetti generano crediti di emissioni (Certified Emission Reductions) che potranno essere utilizzati per l’osservanza degli impegni di riduzione assegnati.

Dopo la presa di posizione di alcune Ong, in particolare di Carbon Market Watch, secondo le quali dovrebbero essere aboliti, avendo “causato danni alle comunità locali, non ha affrontato le violazioni dei diritti umani e ha aumentato le emissioni globali di gas serra”, alcuni Paesi nei quali questi progetti vengono effettuati e per i quali i crediti di carbonio hanno costituito delle entrate, non sono disponibili a rinunciare a tali fonti di investimento.

 

Tags:

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *