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Un Rapporto presentato alla Settimana Mondiale dell’Acqua mostra come quanto accaduto a Houston rischia di non essere un caso isolato, dal momento che sono 103 le città che avvertono il “serio rischio” di subire inondazioni, tra cui le città europee di Londra, Parigi e Milano.

L’inondazione in corso a Houston (Texas), la quarta città degli Stati Uniti per numero di abitanti, che ha già causato una cinquantina di vittime e danni record per 160 miliardi di dollari, come conseguenza degli effetti dell’uragano Harvey che in una sola mattinata ha scaricato 125 millimetri di pioggia, rischia di non essere un caso isolato.
È quanto emerge dal Rapporto “Who’s tackling urban water challenges?“, presentato a Stoccolma nel corso della Settimana Mondiale dell’Acqua (27 agosto – 1° settembre 2017), la più importante riunione per le questioni relative alle risorse idriche e allo sviluppo, che viene organizzata ogni anno dall’Istituto Internazionale per l’Acqua di Stoccolma (SIWI) e a cui hanno partecipato oltre 3.000 stakeholders, tra attori di Governo, rappresentanti di imprese, di organizzazioni multilaterali, di associazioni della società civile e di università e istituti di ricerca, che si sono confrontati sul tema “Acqua e rifiuti: ridurre e riutilizzare“, in sintonia con il tema “Acque reflue“, scelto dall’ONU per la “Giornata Mondiale dell’Acqua 2017” per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di ridurne il prelievo, di bonificarle e riutilizzarle, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

La relazione è stata realizzata in forma infografica sulla base dei dati forniti da 569 città e 1.432 imprese, da CDP (Carbon Disclosure Project), Organizzazione non-profit che offre ad aziende e Paesi un sistema per misurare, rilevare, gestire e condividere a livello globale informazioni gestisce riguardanti i cambiamenti climatici, redatto in collaborazione con AECOM, leader mondiale nel campo dell’ingegneria ambientale e della gestione di progetti complessi, e con la Bloomberg Philanthropies, la Fondazione di Michael Bloomberg, magnate con un patrimonio stimato di 40 miliardi di dollari e Sindaco repubblicano di New York per 3 mandati, che se avesse deciso a suo tempo di candidarsi alla Presidenza degli Stati Uniti, avrebbe sicuramente vinto e ora alla Casa Bianca non ci sarebbe Donald Trump nei confronti del quale, dopo la decisione che questi ha assunto formalmente di uscire dall’Accordo di Parigi guida la rivolta di oltre duecento tra sindaci, governatori, imprenditori, che si impegnano ad intraprendere comunque quelle azioni e misure previste per mantenere ben al di sotto dei +2 °C il riscaldamento globale entro la fine del secolo.

La scelta di Trump rende più difficile il nostro impegno ma, negli USA, il Governo nazionale non determina la nostra capacità di lottare contro le emissioni – ha affermato Bloomberg, intervenendo nel giugno scorso a Torino per l’inaugurazione della nuova sede della Fondazione Agnelli – Saremo noi a fare la differenza“.

Secondo il report, sarebbero 103 le grandi città sparse in tutti i continenti che avvertono un “serio rischio” di essere colpite da inondazioni, con una maggiore consapevolezza (85%) nelle città dell’Asia e dell’Oceania, ma ci sono anche città europee come Londra, Parigi e Milano. Se, poi, solo il 63% delle città nordamericane è attento ai rischi legati all’acqua, questo numero scende al 34% in Europa.
Inoltre, sono 196 le città che hanno segnalato rischi di stress e scarsità d’acqua e 132 avvertono il rischio di un abbassamento della qualità dell’acqua.
Il nostro rapporto mostra come la gestione delle risorse idriche diventi fondamentale per le nostre città – ha dichiarato Morgan Gillespy, Responsabile Risorse idriche di CDP – Stiamo osservando notevoli cambiamenti nella leadership delle città e delle imprese in risposta alla minaccia reale per le economie locali per effetto delle inondazioni. L’innovazione tecnologica e il capitale finanziario, permettono di mettere a portata di mano un’economia sostenibile. Tuttavia, per raggiungere al 2030 l’obiettivo di un approvvigionamento idrico sicuro e sostenibile, c’è bisogno di un brusco cambiamento nel modo in cui vengono gestite le risorse naturali. L’acqua deve essere riconosciuta come un asset fondamentale da parte delle amministrazioni delle città e delle imprese“.

Solo l’anno scorso, secondo il report, le imprese avrebbero accumulate perdite pari a 14 miliardi di dollari per gli impatti correlati all’acqua, per cui la sua efficiente gestione deve essere pienamente riconosciuta come un aspetto critico della sostenibilità aziendale.

Nel rapporto vengono segnalati alcuni case history di grandi città che stanno investendo o sono alla ricerca di finanziamenti per l’implementazione di progetti che consentano di divenire resilienti agli impatti da carenze idriche e da rischi di alluvioni.
Sono 3 le azioni da intraprendere per aumentare la sicurezza idrica:
definire ambiziosi obiettivi per la gestione ottimale delle risorse idriche;
ottimizzare le opportunità di riciclare e riutilizzare l’acqua;
investire in progetti di gestione dell’acqua.

Fonte foto di copertina: edie.net

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