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Il provvedimento, atteso dagli operatori del settore auto a fine vita, chiarisce quali sono i criteri specifici da rispettare affinché il car fluff possa essere utilizzato come combustibile solido secondario (CSS).

In Italia si demoliscono ogni anno 1 milione di veicoli; l’85% dei materiali provenienti dal trattamento viene avviato a reimpiego e riciclo. Resta ancora da raggiungere il target europeo che fissa al 95% il recupero complessivo, che comprende una quota, oggi mancante, di recupero energetico”.

Con una nota pubblicata sul sito istituzionale il 29 marzo 2018, il   Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) ha annunciato la pubblicazione nella sezione dedicata della Circolare recante “Cessazione della qualifica di rifiuto del car fluff (CER 191004) per successivo utilizzo come CSS-Combustibile nei cementifici” – Chiarimenti interpretativi sul Decreto ministeriale 14 febbraio 2013, n. 22”, stabilendo i criteri specifici da rispettare affinché determinate tipologie di combustibile solido secondario (CSS) cessino di essere qualificate come rifiuto.

Il “car fluff” è il residuo leggero delle parti dell’auto in materiale plastico, schiume, gomma, tessuto di rivestimento derivante dalla macinazione dei veicoli a fine vita dopo la separazione delle componenti metalliche, che costituisce quasi il 15% del peso di un veicolo, e che finora veniva smaltito in discarica (87%), avviato a riciclo (12%) e solo poco più dell’1% a recupero energetico.

Il provvedimento, molto atteso dagli operatori di settore, era stato annunciato a ECOMONDO, nel corso del Convegno “Il recupero dei veicoli fuori uso al centro dell’economia circolare” (Fiera di Rimini, 10 novembre 2017), durante il quale il Capo della Segreteria Tecnica del Ministero dell’Ambiente del Territorio e del Mare (MATTM) aveva annunciato che ci sarebbe stato un intervento ad hoc del MATTM, teso ad ammettere il car fluff come combustibile solido secondario (CSS) per cementifici e termovalorizzatori.

L’ultimo Rapporto Italia del Riciclo 2017, promosso e realizzato da FoSS e FISE Unire, aveva evidenziato come la filiera dei Veicoli Fuori Uso (ELV), nonostante avviasse a reimpiego e riciclo l’85% dei materiali provenienti dal trattamento di oltre un milione di veicoli a fine vita ogni anno, restasseancora lontana dal target europeo di recupero totale (del 95% al 2015), anche a causa dell’assenza di forme di recupero energetico.

Ora, con la suddetta Circolare tale obiettivo può essere conseguito, utilizzando il car fluff per la preparazione del CSS combustibile da impiegare, a determinate condizioni, in sostituzione di combustibili convenzionali, con l’obiettivo di contribuire:
ad un più elevato livello di recupero dei rifiuti;
ad una riduzione dello smaltimento di rifiuti in discarica;
al risparmio di risorse naturali;
alla riduzione della dipendenza da combustibili convenzionali;
all’aumento della certezza d’approvvigionamento energetico.

Il car fluff ha notevole potere calorifico e a farne richiesta come combustibile solido secondario (CSS) sono soprattutto i cementifici che sono grandi emettitori di CO2, il 40% della quale prodotta dai combustibili utilizzati per elevare le temperature dei forni di cottura. In tal modo, il CSS da car fluff potrebbe sostituire gran parte del carbone utilizzato.

Nella Circolare, infatti, si cita uno Studio dell’Associazione Italiana Tecnico Economica Cemento (AITEC) “che riporta un tasso di sostituzione calorica con combustibili alternativi negli impianti italiani di produzione del clinker pari solo al 13%, a fronte di un dato medio EU-27 del 40%, che viene considerato facilmente raggiungibile ed anche superabile. Di conseguenza ampi sono gli spazi per trattare nei cementifici italiani i volumi di CSS- combustibile ottenibili da car fluff (CER 191004) seguendo un approccio di economia circolare”.

La Circolare consente l’utilizzo del car fluff per la sola produzione di CSS-Combustibile, derivato da trattamento di rifiuti non pericolosi (urbani e speciali) nelle sue 18 classi, coperto da apposita normativa end of waste e quindi equiparabile ad un prodotto a tutti gli effetti se rispondente ai parametri di legge, escludendo l’utilizzo per la produzione di CSS-Rifiuto, nelle sue 125 classi.

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