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Per la prima volta, gli scienziati hanno dimostrato attraverso osservazioni dirette satellitari che i livelli di CFC, distruttivi dello stato protettivo per la vita sulla terra e messi al bando dal Protocollo di Montreal, stanno diminuendo con conseguente riduzione del buco dell’ozono che, tuttavia, per rimarginarsi completamente avrà bisogno di almeno altri 50 anni.

Il “buco dell’ozono” non si richiuderà completamente prima che siano trascorsi almeno altri 50 anni, ma ora gli scienziati sono riusciti a raccogliere le prove dirette che questa enorme “ferita” ambientale si sta lentamente cicatrizzando.

Il buco dell’ozono: le origini e le contromosse
Agli inizi degli anni ’80 gli scienziati scoprirono che a determinare il fenomeno della riduzione (-71% in Antartide e -21% sull’Artico) dell’ozonosfera, lo strato dell’atmosfera in cui si concentra la maggior parte dell’ozono, un gas serra che assorbe le radiazioni a bassa lunghezza d’onda (o alta frequenza) nocive per la vita, erano gli spray per capelli, i refrigeranti e altre sostanze chimiche che rilasciavano nell’aria i clorofluorocarburi o CFC.

Così nel 1987 venne firmato il Protocollo di Montreal, entrato in vigore nel 1989 e a cui hanno aderito 197 Paesi, che impone la progressiva riduzione della produzione di CFC.

Ora, con la pubblicazione il 4 gennaio 2018 sulla rivista Geophysical Research Letters dello Studio “Decline in Antarctic Ozone Depletion and Lower Stratospheric Chlorine Determined From Aura Microwave Limb Sounder Observations”, due ricercatrici della NSA, utilizzando i dati del Microwave Limb Sounder (MLS) a bordo del satellite Aura (che ha effettuato misurazioni ininterrottamente in tutto il mondo dalla metà del 2004), hanno dimostrato che qualcosa sta cambiando, in meglio!

La parola alla Scienza
“Durante questo periodo, le temperature dell’Antartide sono sempre molto basse, quindi il tasso di distruzione dell’ozono dipende principalmente dalla quantità di cloro presente – ha dichiarato Susan Strahan, scienziata dell’atmosfera del Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt (Maryland) e principale autrice dello Studio”.

“Abbiamo verificato chiaramente che la concentrazione di cloro e quindi la riduzione dell’ozono sta diminuendo. Questo ci dà la sicurezza che la diminuzione della riduzione dell’ozono fino a metà settembre mostrata dai dati MLS è dovuta al calo dei livelli di cloro proveniente dai CFC, ma non stiamo ancora vedendo una netta diminuzione delle dimensioni del buco dell’ozono perché è controllato principalmente dalla temperatura dopo la metà di settembre, che varia molto da un anno all’altro“.

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Questa è la prima volta che gli scienziati sono stati in grado di misurare la composizione chimica all’interno del buco dell’ozono. Confrontando le misurazioni MLS di acido cloridrico e ossido di azoto ogni anno, è stato possibile verificare che i livelli di cloro totale stanno diminuendo in media di circa lo 0,8% all’anno, con una riduzione del buco del 20% durante i mesi invernali dal 2005 al 2016.

Questa è senza dubbio una buona notizia per il futuro dell’umanità, dimostrando che il Trattato sta funzionando, ma gli scienziati osservano che il buco dell’ozono richiederà ancora decenni per guarire completamente.

I CFC hanno una durata da 50 a 100 anni, quindi restano nell’atmosfera per molto tempo – ha aggiunto Anne Douglass, anche lei scienziata dell’atmosfera presso il Goddard Space Flight Center della NASA e co-autrice dello Studio – Per quanto riguarda la chiusura del buco dell’ozono, guardiamo al 2060 o al 2080. E anche allora potrebbe esserci ancora un piccolo buco“.

In copertina: NASA’s Goddard Space Flight Center/Katy Mersmann

 

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