Biodiversità

Come previsto dalla Legge alla terza domenica di settembre prende il via la stagione venatoria, ma le preaperture al 1° settembre per 14 specie in ben 16 Regioni mette l’Italia nel mirino della Commissione UE per violazione delle Direttive sulla protezione della fauna selvatica.

Caccia

Se vivete in una periferia di città o in un piccolo comune, anche se lo avevate dimenticato, gli spari che vi hanno svegliato poco dopo l’alba vi hanno rammentato che oggi 15 settembre 2013 si è aperta ufficialmente la caccia.

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Con una proposta di Regolamento, la Commissione UE cerca un approccio armonizzato e maggiormente preventivo di contrasto alla diffusione delle specie invasive per la conservazione della biodiversità europea e per far diminuire i costi dei danni e degli interventi conseguenti al fenomeno in forte espansione.

punteruolo rosso

La Commissione UE ha proposto il 9 settembre 2013 un nuovo atto legislativo per prevenire e gestire la minaccia rappresentata dalle specie invasive ovvero estranee agli habitat locali, che, attualmente, in Europa superano le 12.000 specie, tra il 10-15% delle quali è invasivo e in rapida crescita.
La proposta di Regolamento recante disposizioni volte a prevenire e a gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive intende rispondere a questo fenomeno che, sia per l’espansione degli scambi internazionali e dei flussi turistici sia per effetto dei cambiamenti climatici in atto, è destinato ad aumentare.
Non è casuale che Regioni&Ambiente, stante le conseguenze dannose dal punto di vista ambientale, abbia dedicato vari articoli, in alcuni casi addirittura la copertina, alla diffusione di organismi, vegetali e animali, provenienti da altri continenti e ai conseguenti danni provocati.

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Dopo la distruzione delle loro coltivazioni di riso ad opera degli sciami di cavallette, i malgasci cercano di superare l’emergenza alimentare cibandosi di questi insetti che, comunque, non può costituire una soluzione a medio termine per la quale c’è necessità di una campagna di prevenzione dai costi insostenibili per il Paese.

Le locuste sono emergenza umanitaria in Madagascar

In una corrispondenza del 14 agosto 2013 da Sakaraha (Madagascar sud-occidentale), IRIN (Integrated Regional Information Networks), l’Agenzia delle Nazioni Unite presso l’Ufficio di Coordinamento degli Affari Umanitari, ha lanciato un allarme sulle devastanti conseguenze in termini di sicurezza alimentare a seguito dell’inarrestabile invasione delle cavallette che stanno distruggendo coltivazioni di riso, fonte di sostentamento per gran parte della popolazione malgascia.

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La Rivista Conservation Biology ha diffuso online, prima della pubblicazione cartacea, uno Studio che rivela come la richiesta in crescita di capi di abbigliamento in cashmere metta in grosse difficoltà la sopravvivenza di grandi mammiferi autoctoni dell’Asia centrale, la maggior parte dei quali inclusi nella Red List della IUNC (Joel Berger, Bayarbaaatar  Buuveibaaatar e Charudutt Mishra: “Globalization of the Cashmere Market and the Decline of Large Mammals in Central Asia”).

Lepardo-delle-nevi

Lo Studio condotto da ricercatori universitari e di fondazioni per la conservazione della fauna selvatica in 7 aree di studio in Mongolia, India e nel Tibet cinese, ha appurato che attualmente la biomassa a disposizione degli ungulati selvatici si è ridotta al 5%, contro il 95% utilizzata dagli animali allevati. In particolare, la diffusione triplicata nell’ultimo ventennio della capra domestica (capra hircus) da cui si ricava la lana cashmere che l’industria della moda occidentale utilizza sempre più nella confezione di lussuosi capi di abbigliamento, avrebbe grossi impatti sugli habitat di altri ungulati che vedono restringersi in maniera preoccupante i pascoli a disposizione. 

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Il Rapporto appena pubblicato dell’Agenzia Europea dell’Ambiente indica che la perdita del 50% del numero delle farfalle di praterie è da attribuirsi all’agricoltura intensiva e al cambio di uso dei suoli.

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Secondo il Rapporto Rapporto pubblicato il 23 luglio 2013 dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA), il numero delle farfalle di prateria nel ventennio considerato si è dimezzato e questo drastico calo è particolarmente preoccupante perché queste farfalle sono considerate indicatori rappresentativi delle tendenze osservate per la maggior parte degli altri insetti terrestri che, insieme, formano circa i due terzi delle specie animali del mondo. Ciò significa che le farfalle sono utili indicatori di biodiversità e della salute generale degli ecosistemi.

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