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L’innalzamento del livello del mare per effetto dei cambiamenti climatici avrà un impatto negativo sulle risorse di acqua dolce di molti atolli, tanto che molti piccoli Stati insulari potrebbero essere inabitabili in pochi decenni, con il rischio di un esodo forzoso e costoso dei loro abitanti.

Secondo scienziati e ricercatori dell’US Geological Survey (USGS), di Deltares (Istituto di ricerca costiera applicata di Delft), della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOOA) e dell’Università delle Hawaii – Manoa, le inondazioni dovute all’innalzamento del livello del mare non avranno impatti solo sulle infrastrutture e sugli habitat terrestri, ma renderanno non potabili le limitate risorse di acqua dolce, minacciando direttamente le risorse delle popolazioni. di molti arcipelaghi atollari dell’Oceano Pacifico e Indiano.

 

Il nuovo StudioMost atolls will be uninhabitable by the mid-21st century because of sea-level rise exacerbating wave-driven flooding”, pubblicato il 25 aprile 2018 su Science Advances , si è concentrato sull’isola di Roi-Namur sull’atollo di Kwajalein nelle Isole Marshall, il cui sito è stato monitorato da novembre 2013 a maggio 2015.

Le Isole Marshall, piccola Repubblica della Micronesia divenuta indipendente dagli Stati Uniti nel 1986, è costituito da 1.100 isolotti piatti distribuiti su 29 atolli, ed è il simbolo dei Piccoli Stati insulari minacciati dai cambiamenti climatici.

Utilizzando una molteplicità di scenari dei cambiamenti climatici per progettare l’impatto dell’aumento del livello del mare e delle inondazioni provocate dalle mareggiate sulle infrastrutture degli atolli e sulla disponibilità di acqua dolce, gli scienziati hanno raccolto una serie di informazioni e fatto delle scoperte che possono servire riferimento per atolli e isole che abbiano una morfologia simile e che siano al di sopra del livello del mare di pochi metri.

Il punto di non ritorno, costituito dalla indisponibilità delle acque potabili sotterranee – ha dichiarato Curt Storlazzi, geologo della USGS e principale autore dello Studio – è previsto che avvenga entro la metà del XXI secolo”.

Il livello del mare è in aumento dappertutto, con i tassi più alti nelle fasce tropicali, dove si trovano migliaia di isole di origine corallina. Precedenti studi sulla resilienza di queste isole all’innalzamento del livello del mare avevano previsto un impatto minimo delle inondazioni almeno fino alla fine del XXI secolo. Tuttavia, quegli studi precedenti non avevano tenuto conto, affermano i ricercatori, del rischio aggiuntivo correlato all’invasione delle onde che penetrano nelle isole basse né del suo impatto sulla disponibilità di acqua dolce.

Tali informazioni – ha aggiunto Storlazzi.- sono fondamentali per valutare molteplici pericoli e dare priorità agli sforzi per ridurre i rischi e aumentare la resilienza delle comunità di isole atolli in tutto il mondo“.

I risultati conseguiti, secondo i ricercatori, hanno rilevanza non solo per le isole atollo popolate delle Marshall, ma anche per quelle delle Isole Caroline, Cook, Gilbert, Line, Società, Spratly, Maldive, Seychelles e delle Hawaii nord-occidentali.

Gli scienziati hanno rilevato che, sulla base degli attuali tassi di emissione di gas serra a livello globale, le interazioni tra l’innalzamento del livello del mare e la dinamica delle onde sulle barriere coralline porteranno ad una inondazione annuale nella maggior parte delle isole atollo entro la metà del XXI secolo. Tali inondazioni annuali comporteranno l’inabitabilità delle isole a causa dei frequenti danni alle infrastrutture e alla contaminazione salina di acqua dolce.

La fonte primaria di acqua dolce per le isole atollo popolate è la pioggia che penetra nel terreno e rimane lì come uno strato di fresca acqua freatica che galleggia su uno strato di acqua salata più densa.

Poiché le isole atollo saranno annualmente esposte ad inondazioni annuali nei prossimi decenni sulla base degli scenari previsti con gli attuali tassi di emissione di gas serra, il loro impatto sulle infrastrutture e la perdita di risorse di acqua dolce renderebbero difficile l’insediamento umano nella maggior parte di queste località tra gli anni 2030 e 2060, determinando la necessità del trasferimento degli abitanti insulari o significativi investimenti finanziari in nuove infrastrutture.

Le inondazioni in genere permettono all’acqua salata dell’oceano di impregnare il terreno e di inquinare la falda acquifera d’acqua dolce – ha spiegato Stephen Gingerich, Ricercatore idrologo dell’USGS e coautore dello Studio – Le piogge cadute nel corso dell’anno non saranno sufficienti per scalzare l’acqua salata e rendere dolce l’approvvigionamento idrico dell’isola prima che le tempeste dell’anno successivo tornino a inondare i terreni”.

Intervenendo al Parlamento europeo, durante la seduta plenaria dello scorso giugno sulla proposta di Regolamento della Commissione che fissava gli obiettivi nazionali per ridurre le emissioni di gas a effetto serra per raggiungere l’obiettivo al 2030 di un taglio di almeno il 40% rispetto al 1990, nel quadro dell’Accordo di Parigi, il Presidente delle Isole Marshall Hilda Heine sottolineava che “Con un’altitudine media di 2 metri sopra il livello del mare, non ci sono via di fuga né luoghi di riparo. Il mio Paese rischia di divenire inabitabile prima della fine del secolo”.

Dopo l’esodo indotto dagli esperimenti atomici effettuati fino al 1958 nell’atollo di Bikini, i marshallesi si troverebbero a dover assumere altre decisive scelte che non dipendono dalla loro volontà, perché anche se venissero rispettati i termini dell’Accordo di Parigi, l’innalzamento del livello del mare continuerebbe in quell’area fino al 2060.

Il rischio che la comunità internazionale rimanga insensibile di fronte alla perdita di una manciata di isole che sorgono in mezzo ad un Oceano che ne possiede a migliaia, come pure della cultura originaria dei suoi abitanti è, purtroppo, elevato.

 

 

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