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La pubblicazione dell’ultimo Rapporto Istat Noi Italia 2018, che prende in esame oltre 100 indicatori, conferma che l’area Ambiente con i 4 settori in cui si articola (Territorio, Ambiente, Agricoltura ed Energia) è quella in cui l’Italia occupa una posizione in linea o leggermente più favorevole rispetto alla media UE.

L’Istat (Istituto nazionale di statistica) ha pubblicato online il 27 aprile 2018 la X edizione di “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”, che mette in luce la collocazione del nostro Paese nel contesto europeo e le differenze regionali che lo caratterizzano attraverso una selezione di oltre 100 indicatori statistici che spaziano dall’economia alla cultura, al mercato del lavoro, alle condizioni economiche delle famiglie, alla finanza pubblica, all’ambiente.

Negli ultimi anni, per molti degli indicatori presentati in “Noi Italia“, si sono conseguiti progressi importanti a livello nazionale. Questi risultati, tuttavia, non si sono sempre tradotti nel miglioramento della posizione dell’Italia nel contesto europeo, soprattutto rispetto ai principali partner. Nella maggioranza dei casi, la comparazione mostra ancora l’Italia sistematicamente collocata al di sotto della media europea, a meno di qualche apprezzabile eccezione, come nel caso dell’Ambiente, con i 4 settori nei quali si articola (Territorio, Ambiente, Agricoltura ed Energia) ambito in cui l’Italia occupa una posizione in linea o leggermente più favorevole rispetto alla media dell’Unione.

Territorio
La densità della popolazione, indicatore utile alla determinazione dell’impatto che la pressione antropica esercita sull’ambiente, era al 2016 di circa 200,7 abitanti per Km2, con un aumento negli ultimi 10 anni di quasi 8 abitanti per Km2, confermando che l’Italia è tra i Paesi più densamente popolati dell’UE.

Nel 2017 le aree protette comprese nella Rete Natura 2000 coprono un superficie di oltre 58.000 Km2 terrestri, il 19,3% della superficie nazionale, collocando l’Italia al di sopra della media UE (18,2%) Le aree marine interessano quasi 6.000 Km2 di mare. Rispetto al 2016 il numero di Zps  rimane quasi invariato, mentre si registra un piccolo aumento dei Sic-Zsc, per un totale di 2.335 siti: di questi circa il 74% ha completato l’iter previsto dall’Ue per essere designati Zsc (dalla  precedente designazione Sic). Oltre un quinto del territorio del Mezzogiorno è compreso in questa rete; Sicilia e Sardegna presentano i valori regionali più alti in termini di superficie, con oltre 4.500 Km2 per ciascuna regione.

Nel 2015, con riferimento alle autorizzazioni a costruire, in Italia continua la progressiva riduzione degli indicatori d’intensità del fenomeno calcolati in base alle famiglie residenti: 1,7 per mille abitanti le nuove abitazioni e 143,6 m2 la superficie utile abitabile in nuovi fabbricati residenziali. Per entrambi gli indicatori, in ambito UE l’Italia si colloca al terzultimo posto della graduatoria decrescente (dati 2016). Le evidenze degli ultimi 3 trimestri 2016 mostrano, tuttavia, una inversione di tendenza.

Ambiente
Nel 2016 la quantità di rifiuti urbani raccolti si attesta a 496,7 kg per abitante, con aumento del 2,2% rispetto all’anno precedente dovuto in parte alla nuova metodologia di calcolo (che inserisce tra questi anche i rifiuti inerti prodotti da piccoli interventi nelle abitazioni, prima considerati rifiuti speciali). A livello territoriale, le maggiori quantità di rifiuti urbani si raccolgono nel Centro Italia; Emilia-Romagna e Toscana sono i primi produttori, con livelli oltre i 600 kg per abitante. In ambito europeo, il nostro Paese si colloca poco sopra la media, al decimo posto della graduatoria decrescente.

Una gestione virtuosa dei rifiuti ha in primo luogo il compito di proseguire nella linea della diminuzione della produzione del rifiuto urbano; inoltre, l’obiettivo dettato dalle normative europee è quello di rendere sempre più residuale la frazione di rifiuti raccolti conferita in discarica per salvaguardare l’ambiente e la salute umana.

La quota di rifiuti raccolti e smaltiti in discarica continua a diminuire e nel 2016 sono 122,6 kg per abitante, e rappresentano meno di un quarto del totale dei rifiuti raccolti. Le migliori performance nella gestione dei rifiuti urbani spettano alla provincia autonoma di Bolzano, al Friuli-Venezia Giulia, alla Campania e alla Lombardia con una quota di smaltimento inferiore al 4,5% del totale dei rifiuti urbani raccolti. Nel contesto europeo, l’Italia é poco sopra la media sia per i rifiuti raccolti sia per quelli smaltiti in discarica (rispettivamente 495 e 123 kg per abitante in Italia, 480 e 117 kg per abitante per l’Ue).

La raccolta differenziata, fattore strategico per la corretta gestione dei rifiuti, nel 2016 raggiunge il 52,5%, 5 punti percentuali in più rispetto al 2015, pur confermando un andamento fortemente crescente l’obiettivo del 65% previsto per il 2012 resta ancora lontano. Le regioni più virtuose sono la provincia autonoma di Trento e il Veneto che, insieme a Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e provincia di Bolzano, superano ampiamente l’obiettivo del 65%. Con il 15,4% la Sicilia si conferma la più lontana dai target europei.

Nel secondo periodo d’impegno del protocollo di Kyoto (2013-2020), i Paesi dell’area UE hanno l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra del 20% rispetto al livello del 1990. Tra il 1990 e il 2015 l’Italia le ha ridotte del 16,7%, passando da 520 milioni di tonnellate di CO2 equivalente a 433; nella media UE la diminuzione complessiva è stata del 23,7%. Nel 2015,tuttavia, le emissioni gas serra, dopo quattro cali consecutivi, sono aumentate lievemente (+2,3%).

Nel 2017 si riduce rispetto all’anno precedente la percentuale di famiglie che percepiscono inquinata l’aria della zona in cui vivono (36,9%) e, anche se di poco, quella che segnala la presenza di odori sgradevoli (20,4%). L’inquinamento dell’aria rappresenta uno dei principali problemi ambientali soprattutto in ambito urbano. Sono le famiglie del Nord-ovest a segnalare maggiormente il problema, mentre la percezione di odori sgradevoli interessa di più quelle del Mezzogiorno e, tra le regioni, Puglia e Campania (26,7% e 25,9% rispettivamente).

Nel 2016 sono 5.518 le aree adibite alla balneazione in Italia, rappresentate dalle acque marino-costiere di transizione e interne superficiali. Rispetto agli anni precedenti si conferma l’aumento delle acque con qualità eccellente che raggiungono il 90,8% (3,6 punti in più rispetto al 2013). A livello europeo, le acque eccellenti sono l’85,5%, con un incremento di 2,9 punti percentuali rispetto al 2013.

Agricoltura
I prodotti agroalimentari di qualità si confermano una componente importante del comparto agroalimentare italiano e il nostro Paese registra anche nel 2016 il numero di certificazioni più elevato a livello comunitario (291, 13 in più rispetto al 2015): coprono oltre un quarto del totale (27,0%) dei riconoscimenti Dop, il 17,8% dei riconoscimenti Igp e il 3,7% di quelli Stg rilasciati dalla Unione europea. I prodotti agroalimentari di qualità italiani rappresentano un fattore di competitività delle realtà agricole locali e contribuiscono al mantenimento degli insediamenti umani e allo sviluppo delle aree montane e collinari dove sono presenti oltre i tre quarti dei produttori. Tra il 2006 e il 2016 i trasformatori sono aumentati del 31,7% e i produttori del  26,0%, passando da 62.539 a 78.784; di questi la componente femminile è ancora una parte minoritaria con solo due donne su 10.

Nel 2016 la distribuzione di fertilizzanti semplici per uso agricolo aumenta a 0,12 tonnellate per ettaro di superficie agricola utilizzata (Sau) mentre diminuisce quella di principi attivi (4,85 kg per ettaro di Sau). A livello territoriale, il Nord-est si conferma la ripartizione dove è più elevata la distribuzione per uso agricolo di principi attivi per ettaro di Sau e di fertilizzanti semplici.

I prodotti fitosanitari distribuiti ammontano a 124,1 milioni di chilogrammi e sono poco più di 60 milioni di chilogrammi i principi attivi contenuti (-4,8% rispetto al 2015). Anche in termini di Sau si registra una diminuzione, da 5,10  chilogrammi per ettaro di Sau nel 2015 a 4,85.

L’agriturismo conferma la tendenza strutturale alla crescita, rappresentando una risorsa fondamentale della multifunzionalità aziendale e della realtà agricola nazionale: tra il 2006 e il 2016 le aziende agrituristiche sono aumentate del 35,2%, passando da 16.765 a 22.661. Più di un agriturismo su tre è a conduzione femminile (36%), quota sostanzialmente stabile negli ultimi tre anni. Nel 2016 la crescita del numero degli agriturismi è più vivace nel Mezzogiorno (+6,3%, 261 unità in più) rispetto al Centro (+1,8%) mentre nel Nord la presenza si mantiene stabile.

Energia
Il settore energetico ha un ruolo determinante nello sviluppo economico sostenibile di un Paese, sia per quanto riguarda la disponibilità delle fonti, alcune delle quali soggette a naturale esaurimento, sia per gli effetti che possono essere prodotti sull’ambiente.

Nel 2016 sono in aumento sia i consumi elettrici per abitante sia la produzione lorda di energia elettrica, che crescono rispettivamente dell’1,3% (a 4.867,9 KWh per abitante) e del 2,5% (a 47,8 GWh per diecimila abitanti) rispetto al 2015. Il Nord-est si segnala per consumi e produzione lorda di energia elettrica più alti. I consumi elettrici per abitante risultano inferiori alla media nazionale in tutte le regioni del Mezzogiorno a eccezione della Sardegna. Per il nostro Paese entrambi gli indicatori energetici risultano inferiori alla media europea e a quelli degli altri Paesi di grandi dimensioni (dati 2015).

Nell’ambito della Strategia europea per la promozione di una crescita economica sostenibile, lo sviluppo delle fonti rinnovabili rappresenta un obiettivo prioritario per tutti gli Stati membri. Secondo quanto stabilito dal Consiglio Europeo per i nuovi obiettivi del quadro per il clima e l’energia 2030 adottato nell’ottobre 2014 (al momento vincolante solo a livello europeo), l’UE dovrà  conseguire l’obiettivo della quota di consumo energetico soddisfatto da energie rinnovabili di almeno il 27% sul consumo finale di energia.

Nel 2016 l’incidenza dei consumi di energia elettrica coperti da fonti rinnovabili sul consumo interno lordo di energia elettrica rimane invariata rispetto al 2015 (33,1%). Sul territorio, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili si conferma in quantità superiore alla richiesta interna in Valle d’Aosta e nella Provincia autonoma di Bolzano. In ambito europeo, in base ai dati di fonte Eurostat, l’Italia si posiziona al 9° posto della graduatoria decrescente e sopra la media dell’UE-28: rispettivamente 34,0% e 29,6% la quota per consumi di energia elettrica generata da fonti rinnovabili.

Al riguardo, si segnala che l’ENEA, pubblicando il 13 aprile 2018, l’ultima edizione dell’Analisi Trimestrale del Sistema Energetico, ha confermato che l’Italia ha raggiunto una quota del 19% di energie rinnovabili nei consumi finali nel 2017.

 

 

 

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