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Dopo la decisione della Commissione UE di registrare l’iniziativa dei cittadini europei “End the Cage Age” il cui obiettivo è di porre fine agli allevamenti in gabbia, inizia l’11 settembre 2018 la raccolta annuale di firme annuale (1 milione da 7 Paesi membri) affinché possa essere valutata l’adozione di una proposta legislativa in merito.

Da oggi (11 settembre 2018) decorre la raccolta annuale di firme a sostegno da parte degli organizzatori della proposta di iniziativa dei cittadini europei “End the Cage Age” (Mettere fine all’era delle gabbie) il cui obiettivo è porre fino al “trattamento disumano degli animali d’allevamento” tenuti in gabbia.

Introdotta nel Trattato di Lisbona (2007) come strumento per consentire ai cittadini di influire sul programma di lavoro della Commissione, l’Iniziativa dei cittadini europei (ECI) è stata istituita nell’aprile del 2012 con l’entrata in vigore del Regolamento riguardante l’iniziativa dei cittadini che attua le disposizioni del trattato: “i cittadini dell’Unione, in numero di almeno 1 milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l’iniziativa d’invitare la Commissione europea […] a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali ritengono necessario un atto giuridico dell’Unione”.

In particolare, gli organizzatori chiedono alla Commissione UE di proporre una legislazione che vieti l’uso delle gabbie per galline ovaiole, conigli, pollastre, polli da carne riproduttori, galline ovaiole riproduttrici, quaglie, anatre e oche; stalli da parto per scrofe; box per scrofe e box individuali per vitelli, laddove non già proibiti. 

Come previsto dal Regolamento sull’iniziativa dei cittadini per essere ammissibile l’azione proposta non deve esulare manifestamente dalla competenza della Commissione di presentare una proposta legislativa e non deve essere manifestamente ingiuriosa, futile o vessatoria né manifestamente contraria ai valori dell’Unione.

Se l’iniziativa riceverà un milione di dichiarazioni di sostegno in almeno sette Stati membri nell’arco di un anno, la Commissione dovrà reagire entro tre mesi, decidendo di dare o non dare seguito alla richiesta e in entrambi i casi dovrà giustificare la sua decisione.

Il testo della proposta sul sito web centrale della Commissione UE. Può firmare un’iniziativa qualsiasi cittadino dell’UE che abbia raggiunto l’età alla quale si acquisisce il diritto di voto per le elezioni del Parlamento europeo.

Dal suo lancio nel 2012, sono state avviate oltre 50 iniziative: a 25 è stata rifiutata la registrazione per motivi tecnici, come è il caso di “Stop al TTIP, nonostante avesse ricevuto oltre 3 milioni di firme; 15 sono state ritirate dai loro promotori e 7 sono attualmente alla fase di raccolta delle firme.

Solo 4 hanno superato lo sbarramento della raccolta di un milione di firme da almeno 7 Paesi membri:
L’Acqua è un bene comune, non una merce! Right2Water) che proponeva una normativa UE che sancisse il diritto umano universale all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari;
Uno di noi (One of Us) che chiedeva l’abolizione dei finanziamenti per le attività che implicano la distruzione di embrioni umani ;
– Stop vivisection che tendeva ad istituire un quadro legislativo finalizzato a eliminare la sperimentazione animale nell’UE;
Ban glyphosate che invita la Commissione europea a proporre agli Stati membri l’introduzione di un divieto di utilizzare il glifosato, l’erbicida più impiegato al mondo, che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC) di Lione ha classificato nel gruppo 2 A, tra i “probabili cancerogeni“.

Secondo quanto comunicato (link: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-5191_it.htm) dalla Commissione UE lo scorso dicembre, solo quest’ultima iniziativa si tradurrà in proposta legislativa, anche se inserita nel contesto della revisione della Direttiva 2009/128/CE sull’uso sostenibile dei pesticidi nell’UE, per ridurre i rischi e l’impatto del loro uso sulla salute umana e sull’ambiente, che nella tabella di marcia è prevista nel prossimo anno.

Peraltro, la situazione di scarsa trasposizione legislativa rispetto alla volontà di gran parte dei cittadini dell’Unione sta suscitando malumori. I continui “no” della Commissione UE alimenterebbero l’euroscetticismo, oltre il senso di frustrazione delle organizzazioni promotrici che nonostante abbiano sostenuto costi non indifferenti per intraprendere l’iter dell’ECI, non sono riuscite a conseguire l’obiettivo prefissato.

Anche in seno al Parlamento europeo si sono sollevate delle perplessità, talché era stata approvata una risoluzione che chiedeva, fra l’altro, una revisione del Regolamento nell’ottica di semplificare i requisiti in materia di dati personali e sostenere finanziariamente l’organizzazione di dell’ECI. In tale risoluzione, il Parlamento segnalava altresì la necessità di potenziare la consulenza e il sostegno da prestare agli organizzatori per quanto concerne la registrazione delle proposte, come pure le misure per migliorare gli attuali strumenti di raccolta online.

Di recente, anche in vista delle prossime elezioni europee (23-26 maggio 2018), la Commissione UE sembra essere diventata più “sensibile” agli orientamenti dei cittadini europei, come indica la immediata dichiarazione di voler presentare una proposta legislativa, dopo risultati della Consultazione sull’ora legale, conclusasi il 16 agosto 2018, che ha visto prevalere nettamente i cittadini europei favorevoli (84%) all’abolizione del cambio dell’ora semestrale.

Immagine di copertina: fonte CIWF (Compassion in World Farming)

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