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AEA: rendere “green” il sistema alimentare europeo

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Secondo un Rapporto pubblicato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, produrre, consumare, commercializzare gli alimenti in un ambiente ecologicamente sostenibile è possibile, ma richiederà un grande cambiamento negli atteggiamenti, nelle politiche e nelle conoscenze del pubblico.

L’UE deve trasformare il suo sistema alimentare per raggiungere l’obiettivo di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite per garantire sistemi di produzione sostenibili entro il 2030 e l’obiettivo sostenibile a lungo termine dell’Unione europea di ‘vivere bene entro i limiti del pianeta’ entro il 2050″.

È questa la conclusione del Rapporto “Food in a green light“, presentato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, una prima valutazione dell’Agenzia di ciò che potrebbe implicare una “greenizzazione” del sistema alimentare europeo.

Secondo il Rapporto, il sistema alimentare europeo è grande e complesso. La catena di approvvigionamento alimentare, compresa la produzione agricola e ittica, la trasformazione e la fabbricazione, fino all’industria alimentare e delle bevande, ha avuto nel 2013 un fatturato di 3.900 miliardi di euro. Tutte queste attività hanno un impatto sull’ambiente all’interno dell’UE, ma anche oltre i suoi confini a causa delle importazioni di alimenti e mangimi. Il sistema è un grande consumatore di energia e acqua e un grande emettitore di gas serra e di inquinamento atmosferico. La quantità di energia necessaria per coltivare, trasformare, confezionare e portare cibo sulle nostre tavole ha rappresentato il 17% del consumo energetico lordo dell’UE nel 2013, equivalente a circa il 26% del consumo finale di energia dell’UE nello stesso anno.

Il rapporto sostiene che ridurre gli impatti ambientali del sistema alimentare richiede un uso più efficiente e sostenibile delle risorse naturali, dei cambiamenti nei metodi di produzione, delle scelte alimentari e diete, riducendo i rischi ambientali ed eliminando l’uso di sostanze chimiche nocive in tutta la catena alimentare. Le politiche attuali riguardano principalmente i produttori e i consumatori e si concentrano sul miglioramento dell’efficienza delle risorse del sistema alimentare e della consapevolezza dei consumatori. Questo approccio può migliorare le prestazioni ambientali del sistema alimentare, ma non fornirà il tipo di trasformazione necessaria per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità.

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Ciò che sarà fondamentale è cambiare la mentalità dal punto di vista della sicurezza alimentare e delle performance economiche:considerare le diverse parti del sistema, che sono coinvolte e le relative politiche che possono contribuire a identificare azioni più efficaci. Mentre l’Europa non ha una politica alimentare comune, ha molte politiche correlate. Soddisfare gli obiettivi di sostenibilità a lungo termine dipende anche dalle decisioni prese oggi e nel Rapporto sono indicati i processi in corso, gli obiettivi e i target politici dell’UE che offrono le opportunità di cambiare il sistema alimentare e fornire risultati migliori per produttori, consumatori e ambiente.

Le altre sfide principali sono costituite da:
garantire alimenti nutrienti a prezzi accessibili;
rendere adeguati e giusti i redditi di agricoltori, pescatori e degli altri lavoratori coinvolti nel sistema alimentare;
garantire alimenti sicuri, riducendo gli impatti sulla salute dell’inquinamento correlato alla produzione alimentare, compresa la graduale eliminazione dell’uso di prodotti chimici nocivi in tutta la catena alimentare;
promuovere i cambi di diete per consumare minori quantità di carne, prodotti lattiero-caseari e uova, riducendo gli impatti ambientali e i rischi per la salute;
gestire i rifiuti alimentari nelle diverse fasi lungo la catena alimentare;
ridurre l’impronta marittima d’oltremare dell’Europa, garantendo l’importazione di bestiame e prodotti dell’acquacoltura allevati in modo sostenibile;
affrontare in maniera efficace l’impatto dei cambiamenti climatici sulla produzione e sui prezzi degli alimenti;
ridurre gli effetti negativi dell’urbanizzazione sull’uso del suolo, in particolare sui terreni agricoli seminativi;
attuare effettivamente gli attuali impegni nei settori dell’agricoltura, della pesca e dell’acquacoltura, della tutela dell’ambiente e della ricerca e dell’innovazione.

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